La Voce di Trieste

Nuove manovre a Bruxelles per imporre a Trieste il rigassificatore devastante

di

Trieste, attentato SIOT (1972, foto di Silvio Pecchiari)

Trieste, 30 ottobre 2013 – La partita politica per imporre a Trieste un rigassificatore costiero devastante della multinazionale Gas Natural non è affatto chiusa. Lobbysti e partiti complici tentano ora un inganno predisposto in Commissione Europea per bypassare l’opposizione della popolazione, del Ministero italiano dell’Ambiente e della Repubblica di Slovenia.

Come abbiamo già scritto, il Governo italiano è stato costretto per legge dalla delibera contraria dell’Autorità Portuale di Trieste (leggi qui) ad avviare con decreto del Ministero dell’Ambiente la cancellazione del progetto di rigassificatore a terra della multinazionale Gas Natural a Zaule, nel porto di Trieste.

L’impianto infatti bloccherebbe traffici e sviluppo del porto di Trieste, ma anche di quello sloveno adiacente, Koper-Capodistria, oltre a creare enormi danni ambientali da clorazione delle acque marine e rischi abnormi di sicurezza tecnica ed antiterrorismo, insostenibili sia per la città che a livello strategico NATO (un incidente o un facile attentato potrebbero costare sino a 100mila tra morti e feriti).

Le opposizioni conseguenti da Trieste dalla Slovenia sono però ostacolate da ambiguità dei partiti italiani sotto lobbying di Gas Natural, che con i ministri italiani allo sviluppo economico Passera (leggi qui) e poi Zanonato hanno già tentato di bypassarle da Bruxelles con manovre che la Voce è stata, di nuovo, la prima a scoprire e denunciare, inclusi i coinvolgimenti particolari di due funzionari, un’italiana ed un austriaco.

Quelle manovre hanno ottenuto che Commissione Europea conservi tra i progetti prioritari europei anche questo rigassificatore costiero, riferendone ambiguamente l’ubicazione all’Alto Adriatico, invece che a Zaule (leggi qui la nostra analisi). Mentre dal Governo italiano sono trapelate intenzioni di realizzarlo a Monfalcone, come ha rivelato sinora soltanto la Voce (leggi qui).

La nuova denominazione ha quietato gli oppositori, ma ha anche consentito che l’ubicazione a Zaule venga reimposta dando poi esecuzione alla decisione generica con provvedimento esecutivo perciò difficilmente opponibile, e molto più facile da ottenere per i lobbysti e partiti complici.

Questa soluzione scavalcherebbe infatti sia le opposizioni fatte alla decisione primaria, sia il decreto negativo del Ministero dell’Ambiente che l’Autorità Portuale (Monassi) ha ottenuto bypassando col precedente ministro Clini le resistenze passive dei partiti coinvolti.

Partiti che ora sono capitanati dall’ingordo e arrogante Pd di Cosolini e Serracchiani, che ha pure il Ministro Zanonato, controlla il quotidiano monopolista locale Il Piccolo, e tenta di paralizzare l’Autorità Portuale nominando Serracchiani Commissario governativo straordinario del porto (leggi qui la nostra inchiesta), con poteri speciali estensibili sia ad imporre le note speculazioni edilizie illegali su aree di Porto Franco e della Ferriera , sia la costruzione del rigassificatore se decisa dall’UE.

Cioè due generi di operazioni politiche non solo sospette ma delinquenziali, perché brucerebbero a Trieste migliaia di posti di lavoro esistenti o previsti con lo sviluppo del porto, sprofondando la popolazione in miseria definitiva a lucro di alcuni speculatori e dei porti italiani concorrenti (che Serracchiani appoggiava già come parlamentare europea del Friuli). Costoro non si rendono nemmeno conto che stanno già rischiando di finire cacciati dalle poltrone con una rivolta di piazza.

I nostri sospetti sugli sviluppi della frode sembrano ora confermati dalla segnalazione di fonti estere attendibili che le operazioni per ottenere la ri-designazione europea di Zaule sono già in corso, sempre presso la Commissione per l’energia, con lobbying pressante di Gas Natural appoggiata alla stessa funzionaria italiana ed allo stesso rappresentante austriaco che garantisce il secondo voto necessario nel gruppo di decisione regionale Italia-Slovenia-Austria-Ungheria.

Per essere ancora più chiari: se la banda di politici e lobbysti in azione fra Trieste, Roma e Bruxelles riesce ora ad ottenere che la decisione europea di secondo grado indichi ed imponga Zaule, saranno carta straccia tutte le precedenti opposizioni da Trieste culminate nell’atto dell’Autorità Portuale e conseguente decreto del Ministero dell’Ambiente, ma anche quelle dalla Slovenia.

Mentre quei politici e partiti, favorevoli al rigassificatore sin dall’inizio e contrari solo sotto elezioni, ci racconteranno contriti che la legge li costringe ad eseguire contro volontà un diktat europeo ormai irrimediabile, e si faranno pure belli con qualche concessione marginale di Gas Natural.

Nell’attesa, costoro ed il loro quotidiano di servizio Il Piccolo tacciono scandalosamente anche su quest’ennesima frode colossale, e spargono dichiarazioni rassicuranti per tenere addormentate le opposizioni della popolazione e degli ambientalisti. E allora le svegliamo noi, perché a questo punto è necessario ribellarsi alla truffa subito e con tutti i mezzi legittimi.

Tenendo anche conto che ormai questi imbrogli non hanno soltanto rilievo economico, ambientale e politico, ma anche penale, perché segnalano ipotesi evidenti di quella corruzione di sistema che solo La Voce di Trieste ha avuto sinora il coraggio doveroso di indagare e denunciare pubblicamente.

Sono esattamente le ipotesi per le quali Gas Natural ci ha già aggredito con una querela temeraria ora a giudizio (leggi qui). La invitiamo quindi a ripeterla assieme ai politici coinvolti.

© 30 Ottobre 2013

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