La Voce di Trieste

Rigassificatore: su Trieste il Governo rimane ambiguo nel silenzio dei partiti

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A Roma le interrogazioni parlamentari utili per Trieste le fanno ormai soltanto i due eletti triestini del Movimento 5 Stelle alla Camera ed al Senato, Aris Prodani e Lorenzo Battista. Gli altri si preoccupano sinora soltanto degli interessi e delle operazioni dei loro partiti.

Motivo per cui Trieste sia i partiti del centrosinistra, capitanati qui dal duo intrigante ma inefficiente Cosolini-Serracchiani, sia quelli sparsi di centrodestra, dove la più sensata sembra Sandra Savino, se ne stanno ipocritamente inerti sulla minaccia del rigassificatore della multinazionale Gas Natural Fenosa a Zaule, cui erano sin dall’inizio tutti favorevoli salvo dichiarare poi formalmente il contrario all’elettorato locale.

Il punto della situazione

Come abbiamo già scritto, seguendola passo passo, l’operazione ormai evidente è far imporre il rigassificatore da Bruxelles facendo il minimo di resistenza formale, per poi raccontare agli elettori che non si è potuto far nulla nonostante sforzi eroici, e magari ottenere far vedere che si è ottenuta in cambio da Gas Natural qualche concessione ambientale o finanziaria.

I comportamenti più scandalosi sono stati le reticenze della presidente regionale Serracchiani, coperti dal Piccolo, ed i silenzi del sindaco Cosolini, che avrebbero dovuto guidare la difesa della città e del porto. Guidata invece dall’Autorità portuale (Monassi) che grazie al precedente appoggio dell’allora ministro Clini è invece riuscita il 26 luglio a produrre ed inviare in tempo al Governo la deliberazione che per legge obbligherebbe i ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico a cassare definitivamente l’impianto di Zaule.

Ma Roma e Gas Natural sono riusciti comunque, con pressioni di vario genere ed esito sui governi sloveno ed austriaco, e con la connivenza del Commissario europeo all’ambiente, Potočnik, a far inserire tra i progetti prioritari di Bruxelles un rigassificatore “a Zaule o in altra località dell’Alto Adriatico”. Mentre Serracchiani, Cosolini ed il Piccolo tentano di abbattere con calunnie Monassi perché difende il porto da quest’operazione distruttiva ed altre.

Stanare il Governo

A questo punto il problema era stanare il Governo perché formalizzasse una posizione a scanso di equivoci. Lo ha fatto alla Camera Aris Prodani chiedendo con un’interrogazione ben circostanziata quale sia la località dell’Alto Adriatico dove lo si vuole costruire, vista la contrarietà delle amministrazioni locali e della Slovenia alla sua ubicazione a Trieste.

La risposta del Ministero dello sviluppo economico (letta da un sottosegretario politico ma scritta dai direttori che contano veramente) è stata insoddisfacente, come ha dichiarato Prodani. Ma assai interessante per calibrare le strategìe di difesa della città sia verso Roma che verso i partiti locali conniventi, la cui stampa quotidiana ha evitato di approfondire. Anche perché un’analisi attenta porta ad una considerazione sorprendente sinora trascurata.

Traduciamo il documento dal burocratese

Per essere esattamente compresa, la risposta del Governo va infatti letta con attenzione per intero e tradotta dal burocratese in lingua e logica correnti. Noi lo abbiamo fatto, ed anche se l’operazione può sembrare noiosa potrete constatare come e perché è necessaria: non ci possiamo lasciar rovinare porto ed ambiente per superficialità, né per fiducia in partiti ruffiani.

Riportiamo dunque in corsivo virgolettato frasi del Ministero, ed in carattere diritto la nostra traduzione:

«Il progetto del terminale di Zaule risponde pienamente ai requisiti previsti per le Infrastrutture Strategiche previste dalla SEN- Strategia energetica Nazionale – approvata nel marzo scorso (2013, n.d.r) dai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, per soddisfare le esigenze di diversificazione e di sicurezza d’approvvigionamento di gas, nonché per lo sviluppo dell’Italia come Hub sud-europeo.»

Tradotto significa: per il Governo italiano il rigassificatore a Zaule va benissimo, gli serve per rifornire l’Italia settentrionale e vendere gas ai Paesi vicini, e non gli interessa nulla dei problemi, danni e pericoli enormi che creerebbe a Trieste per non toccare i porti e le coste italiani..

«Inoltre, esso è già incluso, unico terminale di rigassificazione italiano, anche nella lista dei “Progetti di Interesse Comune” (PCI), recentemente redatta secondo il nuovo Regolamento N. 347/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile 2013, recante gli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee (TEN-.E). Tal elenco è stato fondamentalmente composto a partite dai piani decennali dei gestori delle reti energetiche ed integrato da richieste di inserimento di progetti effettuate direttamente dagli investitori privati.»

Tradotto significa: il Governo italiano e la multinazionale Gas Natural hanno già fatto includere il rigassificatore di Zaule tra i progetti prioritari di interesse europeo, prevenendo e scavalcando ogni obiezione di Trieste per farle imporre l’impianto da Bruxelles.

«Questi ultimi progetti sono stati vagliati da gruppi di esperti della Commissione in funzione dell’interesse transfrontaliero, requisito che ha ovviamente privilegiato le interconnessioni tra reti di Stati membri; nel caso di stoccaggi di gas e terminali di rigassificazione di GNL, che per definizione non possono che essere collocati nel territorio di uno Stato membro, sono stati mantenuti solo quelli per i quali le Autorità di regolazione abbiano attestato il beneficio transfrontaliero, circostanza che si è verificata, nel caso del terminale di Zaule, grazie all’intervento del Regolatore austriaco.
Ai sensi del citato Regolamento è stato convocato, in data 6 giugno u.s., il cosiddetto Decisional Body, costituito dagli Stati membri e dalla Commissione, nel corso del quale il progetto è stato mantenuto nelle liste dei progetti di interesse prioritario europeo (PCI) redatte, nei mesi precedenti, dai gruppi regionali di cui fanno parte anche i Regolatori nazionali ed i Gestori nazionali delle reti.»

Tradotto significa: a livello internazionale il Governo italiano e Gas Natural sono riusciti a mantenere nella lista dei progetti europei il rigassificatore di Zaule ottenendo l’appoggio della rappresentanza dell’Austria (che avrebbe dovuto rifiutarlo perché il rigassificatore paralizzerebbe il terminale della TAL, l’oleodotto transalpino), e lasciando tutti i danni transfrontalieri che ne avrebbero invece la Slovenia, ed in parte la Croazia.

«Per i progetti presenti, nell’ambito del citato regolamento comunitario 347/2013/CE, sono previste procedure autorizzative semplificate e la possibilità di ottenere limitati finanziamenti comunitari.»

Tradotto significa: Se il progetto rimane tra quelli europei potrà venire imposto a Trieste scavalcando le procedure autorizzative normali e Gas Natural riceverà anche un finanziamento con i soldi dei cittadini europei. I politici locali che prima facevano finta di essere contrari solo per non perdere voti, potranno fingere di dover accettare un’imposizione dell’Europa e raccontare che almeno porta soldi europei (ma alla multinazionale).

«Lo scorso 24 luglio si è tenuta a Bruxelles la riunione del gruppo decisionale sul PCI che ha definito la lista dei progetti energetici che saranno sottoposti alla Commissione europea che adotterà la lista definitiva con atto delegato. In tale lista, nonostante il parere sfavorevole della Slovenia, è rimasto il progetto con il nome “Onshore LNG Terminal in the Northern Adriatic”.»

Tradotto significa: il Governo italiano e Gas Natural ci stanno riuscendo col trucco di cambiare il nome specifico dell’impianto di Zaule col nome delle sue caratteristiche generiche, in maniera da tenere aperte tutte le possibilità. E da poter utilizzare in quest’equivoco le debolezze o corruttibilità di partiti e politici a Trieste ed in Slovenia.

«Tuttavia si rende noto anche che si è svolta, il 12 settembre scorso a Venezia, la prima riunionee del tavolo di coordinamento a livello trilaterale (Italia, Slovenia, Croazia) di tutte le iniziative infrastrutturali nell’Alto Adriatico, come proposto nella riunione del Comitato Ministri di Italia e Slovenia nell’ottobre 2012, nel corso della quale sono stati esaminati tutti i progetti infrastrutturali dell’area tra cui, oltre quelli di interesse italiano, anche i progetti di terminali digassificazionein Slovenia nel porto di Koper, e nell’isola di Krk, in Croazia.»

Tradotto significa: il Governo italiano vuole farci ancora credere, nell’ottobre 2013, che se Trieste non accetta il rigassificatore se lo prenderanno Koper-Capodistria o Krk-Veglia. Mentre ambedue le ipotesi, già improbabili (e la Slovenia non si paralizzerebbe l’unico porto), sono superate da tempo, e dunque false.

«Si fa presente, inoltre, che nella succitata lista il progetto è denominato come “rigassificatore in terraferma nel Nord Adriatico” proprio per tener conto di una sua possibile delocalizzazione nell’area del Nord Adriatico, come previsto dal decreto di sospensione della VIA: tale circostanza sarà valutata dal MATTM [Ministero dell’ambiente, ndr] alla scadenza del termine 18 ottobre fissato dal decreto, in funzione del verificarsi o meno di una delle due circostanze alternative previste nel DM (spostamento dell’impianto in altra località da parte della società proponente [Gas Natural Fenosa, ndr.] o revisione del Piano Regolatore portuale per tenderlo compatibile con la presenza dell’impianto).»

Tradotto significa: il rigassificatore rimane quello di terraferma voluto da Gas Natural, dunque non potrà essere sostituito con un rigassificatore moderno al largo (offshore). E siccome Slovenia e Croazia non lo vogliono, ma deve portare gas anche in Austria, potrà venire costruito solo nel porto di Trieste oppure lungo le coste del Friuli Venezia Giulia, escluse le località balneari.

«Al riguardo preme evidenziare che, considerato quanto già deliberato dall’Autorità Portuale di Trieste in merito alla incompatibilità della localizzazione del terminale nell’area portuale, e che la società proponente il progetto ha impugnato al TAR Lazio il decreto di sospensione della VIA [valutazione d’impatto ambientale, ndr] verosimilmente, alla data del 18 ottobre p.v., nessuna delle due ipotesi presenti nel DM [decreto ministeriale, ndr] di sospensiva sarà realizzata: pertanto, il Ministro dell’Ambiente dovrà pronunciarsi nel merito, confermando o revocando la VIA positiva a suo tempo adottata.»

Tradotto significa: la VIA positiva, che autorizzava cioè l’impianto era notoriamente affare da indagini penali, e l’allora ministro Clini l’ha giustamente sospesa per consentire all’Autorità Portuale di difendere Trieste. Ma se Trieste non lo vuole, e Gas Natural non chiede una localizzazione diversa (per la quale occorrerebbe una VIA nuova), il Ministero si riserva di decidere lui. E non è detto come.

«Nel secondo caso, con la revoca della VIA positiva, il Ministero dello sviluppo economico sarà nella condizione di dover rigettare la domanda di autorizzazione alla costruzione dell’impianto.»

Tradotto significa: il Ministero dello sviluppo economico non intende cancellare il progetto del rigassificatore a Trieste di propria iniziativa, ma soltanto, e nemmeno con certezza, se il Ministero dell’ambiente ne annullerà la VIA specifica.

«Si precisa, infine, come anche sottolineato dalla Commissione tecnica VIA-VAS [valutazioni d’impatto ambientale e strategico, ndr]nel suo parere di supporto al DM di sospensiva, che non compete alle Amministrazioni specificare i siti dove ubicare i terminali di rigassificazione, essendo queste infrastrutture realizzate in regime di mercato libero da operatori privati che presentano direttamente istanze di autorizzazione sulle quali poi si pronunciano le amministrazioni competenti, locali e centrali, sulla base del rapporto ambientale e dei piani territoriali interessati.»

Tradotto significa: l’ubicazione dei rigassificatori viene decisa sulla base delle richieste ed intese private dell’impresa (qui la multinazionale Gas Natural) con le amministrazioni locali e centrali, e non sulla base dei principi e diritti democratici costituzionali. Quindi politici e impresa possono mettersi tranquillamente d’accordo anche contro la volontà della gente. Che potrà solo togliere il voto ai primi nelle elezioni successive, a misfatto compiuto. Peggio che con la TAV.

La conclusione sorprendente

La conclusione sorprendente dell’analisi è che se il Governo italiano e i partiti italiani a Trieste continuano su questa strada truffaldina, la difesa della città contro il rigassificatore coinciderà definitivamente con la difesa giuridica internazionale del Territorio Libero di Trieste.

Perché l’intera operazione del Governo italiano a favore di Gas Natural si fonda sul presupposto errato del titolo di sovranità, e non di amministrazione provvisoria, sia sul piano interno che a livello europeo. Dove Roma non può pertanto rappresentare Trieste come parte integrante del territorio nazionale italiano, e dove i partner transfrontalieri di Trieste sono la confinante Slovenia e la vicina Croazia, oltre all’Italia. E non l’Austria, che non è né confinante né vicina.

La procedura per attivare anche quest’ultima difesa totale di Trieste dal rigassificatore è già stata pertanto avviata, ed a qualcuno è venuto anche il dubbio che tra gli interessi materiali che supportano la campagna di propaganda aggressiva contro il Movimento Trieste Libera ci siano anche quelli legati al rigassificatore. Mentre i consensi politici al Movimento continuano ad aumentare, così come aumentano i consensi elettorali all’azione efficace dei parlamentari triestini di 5 Stelle.

Forse il Governo italiano farebbe bene a rifletterci su seriamente, e senza ascoltare troppo i rottami locali arroganti e inetti dei vecchi partiti.

© 11 Ottobre 2013

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