La Voce di Trieste

Trieste Convention Center: il Comune ha nascosto anche l’inquinamento da diossine dell’area

 

Inchiesta-denuncia di Paolo G. Parovel

 

È ormai noto che l’amministrazione comunale di Trieste del sindaco Roberto Dipiazza ha avviato col pretesto dell’EuroScience Open Forum  – ESOF 2020 la costruzione e concessione  di un Centro Congressi (Trieste Convention Center – TCC) nel Porto Franco Nord affermando falsamente di avere la libera disponibilità dell’area.

Sui responsabili dell’operazione pende perciò dal 25.10.2019 denuncia penale documentata per reati di falsità in atti pubblici commessa da pubblici ufficiali e finalizzata alla truffa a danno di due enti pubblici: il Comune stesso ed il Porto Franco internazionale di Trieste affidato all’Autorità Portuale (LINK).

La denuncia penale identifica come corresponsabili il Sindaco Dipiazza, i funzionari comunali Santi Terranova (Segretario Direttore Generale) ed Enrico Conte (Direttore del Dipartimento Lavori Pubblici, Finanze di Progetto e Partenariato) ed il Presidente dell’Autorità Portuale, Zeno d’Agostino.

Ma l’amministrazione Comunale del sindaco Roberto Dipiazza ed il Presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino non si sono limitati a nascondere alle imprese coinvolte, ai finanziatori, agli organizzatori dell’ESOF, ai media ed all’opinione pubblica che l’operazione era ed è illegale.

Hanno nascosto anche il fatto perfettamente documentato che una parte dell’area destinata illegalmente al Centro Congressi è avvelenata da inquinanti organici persistenti (persistent organic pollutants), costituiti in particolare da diossine in percentuali che superano i limiti di pericolo per l’uomo e l’ambiente.

A questo pericolo sono stati perciò esposti a loro insaputa gli operai ed i tecnici che hanno lavorato nel cantiere del Centro Congressi, e verrebbero ora esposti gli operatori e gli utenti del Centro Congressi, se venisse utilizzato senza bonifica preliminare degli inquinanti tossici.

La parte inquinata è il vasto terrapieno a mare che si estende dal Molo 0 all’ex Magazzino 28, recentemente demolito e sostituito da un nuovo edificio che dovrebbe ospitare il Centro Congressi. Gli inquinanti tossici accertati nel terrapieno dal 2005 sono in particolare diossine, idrocarburi e metalli pesanti.

L’esposizione a queste sostanze ha nell’uomo effetti patogeni che vanno, secondo intensità e durata, dai disturbi della pelle, del fegato e del metabolismo del glucosio, al danneggiamento dei sistemi immunitario ed endocrino, agli squilibri ormonali e dello sviluppo fetale e neonatale sino ad un’ampia gamma di tumori.

Una discarica costiera avvelenata di 10 ettari

Quel terrapieno è in realtà il primo tratto di una gigantesca discarica costiera illegale di materiali di demolizione e di rifiuti tossici che lo stesso Comune di Trieste ha creato e gestito tra il 1973 ed il 1985 nel Porto Franco Nord (detto anche “porto vecchio”) lungo tutta la fascia di costa apparentemente naturale che si estende per 1,4 km di lunghezza e 10 ettari di superficie tra il Molo 0 e Barcola.

Il Comune vi ha scaricato per 12 anni ogni genere di materiali di demolizione e di scarto, ed in particolare le scorie e le ceneri tossiche dell’inceneritore comunale dei rifiuti, violando le norme amministrative e penali e le direttive europee sui rifiuti tossici e nocivi (Direttiva 78/319 CEE e successive).

L’aspetto esteriore della discarica avvelenata è ingannevole perché si presenta ricoperta da terriccio organico, erba ed arbusti, e viene utilizzata anche per attività balneari e sportive (inclusa la sede della società che organizza la celebre regata “Barcolana”). Non ci risulta inoltre che siano state svolte indagini sanitarie sullo stato di salute degli utenti.

Ma i veleni rimangono e continuano da 47 anni a diffondersi dal suolo sia nell’aria sotto forma di polveri, sia nel mare avvelenandolo, perché l’enorme discarica costiera non è mai stata bonificata, e nemmeno messa in sicurezza.

Lo scandalo, le prove e le omissioni

Lo scandalo di questa discarica illegale del Comune di Trieste e della pericolosità dei suoi veleni per le persone e per l’ambiente è esploso pubblicamente tra il 2005 ed il 2007, con indagini e perizie della Magistratura e della stessa Autorità Portuale.

Ne sono quindi pienamente consapevoli sin da allora sia l’Autorità Portuale, sia l’attuale Sindaco Roberto Dipiazza che era già in carica dal 2001 al 2011, sia i dirigenti comunali che erano allora in servizio nei settori amministrativi coinvolti.

Le prime denunce erano state presentate già nel 1973 (ENPA) e nel 1980-81 (WWF). Nel 1981 era intervenuto il Prefetto perché la discarica delle ceneri tossiche traboccava nel mare, ed il Laboratorio Provinciale di Igiene a Profilassi aveva confermato che rilasciavano diossine. Nel 1990 l’Azienda Sanitaria dichiarava necessario chiudere i due stabilimenti balneari aperti nell’area dalle Ferrovie e dall’Ente Porto (ora Autorità Portuale). Ma non vi furono provvedimenti concreti.

Il problema fu riaperto perciò nel  2005 da Roberto Giurastante, che presentò un esposto al Nucleo Operativo Ecologico – NOE dei Carabinieri, costringendo finalmente la Procura di Trieste ad aprire un’indagine e porre tutta l’area sotto sequestro giudiziario per le perizie tecniche necessarie, che accertano la gravità degli inquinamenti e la presenza delle sostanze tossiche nell’ambiente terrestre e marino.

Su queste basi l’Autorità Portuale avviò un procedimento di caratterizzazione e messa in sicurezza della stessa area inquinata con proprie indagini tecniche. Le campionature del suolo, che vennero effettuate tra il 2005 ed il 2006, confermarono la natura e la pericolosità degli inquinamenti già rilevati dalle perizie giudiziarie.

Dagli atti della Procura (procedimento penale n. 4336/05 RGnr) e dell’Autorità Portuale risulta che le perizie individuano quale  “Sub-area 3” della discarica il terrapieno ora incluso nell’area del Centro Congressi, e vi confermano concentrazioni pericolose abnormi di idrocarburi, diossine, furani e metalli pesanti (LINK).

L’Autorità giudiziaria aveva dunque dal 2005 tutte le prove necessarie per disporre anche accertamenti sanitari a tutela dei frequentatori dell’area inquinata, incriminare gli amministratori comunali responsabili dell’inquinamento ed imporre la bonifica dell’intera discarica illegale.

L’Autorità Portuale aveva invece dal 2006 tutti gli elementi che le consentivano di agire in sede civile contro il Comune per  addebitargli la messa in sicurezza e la bonifica dell’area.

Dagli atti risulta inoltre che l’amministrazione comunale del Sindaco Roberto Dipiazza, era stata coinvolta in ambedue i procedimenti, sia per le responsabilità precedenti del Comune, sia perché la legge assegna al Sindaco il ruolo di autorità sanitaria sul territorio comunale.

Ma nel 2007 l’Autorità giudiziaria ha archiviato il procedimento penale dichiarando ormai prescritti i reati di discarica abusiva, senza considerare reato il conseguente rilascio permanente di sostanze tossiche a danno dell’ambiente e della salute pubblica.

E la discarica illegale ha continuato a diffondere i suoi veleni perché il Sindaco e l’Autorità Portuale non hanno mai provveduto alla messa in sicurezza ed alla bonifica dell’area.

Le responsabilità di Dipiazza e D’Agostino

La soluzione più semplice per eliminare la discarica tossica è intombarla con la realizzazione della grande piattaforma logistica prevista nel Porto Franco Nord dal DPR 714/1978, art. 6 e Tabella A (LINK) e dal Piano Urbanistico Regionale Generale vigente (LINK).

Ma la costruzione della piattaforma logistica e la riattivazione completa del Porto Franco Nord sono bloccate da un’operazione politico-speculativa illecita di urbanizzazione dell’area, e sia Roberto Dipiazza che Zeno D’Agostino ne sono gli esecutori principali, rispettivamente quale Sindaco e quale Presidente dell’Autorità Portuale.

Come Sindaco, Dipiazza ha appoggiato l’urbanizzazione illecita sin dal 2001, e già nel 2004 ha offerto illegalmente il Porto Franco Nord per l’Expo 2008 senza averne la disponibilità.

L’urbanizzazione del Porto Franco Nord è stata avviata fraudolentemente dal 2014 con un provvedimento legislativo ineseguibile, che è perciò contestato in giudizio davanti al Tribunale di Trieste con la causa civile n. 5209/19 RG (LINK), che contesta anche accordi  illegali del Presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino con la Repubblica Popolare Cinese (LINK).  

Il provvedimento  di urbanizzazione contestato assegna dal 2015 l’area portuale al Comune con l’obbligo di venderla versando il ricavato all’Autorità Portuale. Ma il Sindaco Dipiazza si è affrettato ad occupare i settori-chiave dell’area con proprie iniziative, perciò doppiamente illegittime.

Ed ha iniziato proprio dal settore destinato alla piattaforma logistica, perché l’ha occupato prima con un grande parcheggio e poi con il Centro Congressi, illegalmente e nascondendo il fatto che l’area è inagibile senza bonifica preventiva delle sostanze tossiche accertate dal 2005.

Il progetto del Centro Congressi approvato nel 2018 dal Comune afferma infatti falsamente che il terrapieno è formato da discarica di materiali inerti. La presenza degli inquinanti tossici dovrebbe essere stata inoltre rilevata nella Valutazione d’Impatto Ambientale (V.I.A.) obbligatoria, della quale non abbiamo però trovato traccia.

Quanto a Zeno D’Agostino, è notorio che i dirigenti locali del PD lo hanno messo a capo dell’Autorità Portuale dal 2015 per realizzare l’urbanizzazione illegittima del Porto Franco Nord cui si opponeva invece la Presidente Marina Monassi.

Non sorprende perciò che D’Agostino favorisca attivamente o passivamente le operazioni illegittime dell’Amministrazione Comunale Dipiazza sul Porto Franco Nord, che avrebbe l’obbligo giuridico di impedire.

In ogni caso, sembra evidente che nell’avviare e rispettivamente non impedire la realizzazione illegittima del Trieste Convention Center nascondendo anche l’inquinamento dell’area il Sindaco Roberto Dipiazza ed il Presidente dell’Autorità Portuale Zeno D’Agostino abbiano contato sulla memoria corta dell’opinione pubblica e di noi giornalisti.

Ma la scandalosa vicenda della discarica comunale illegittima di rifiuti tossici nel Porto Franco Nord è rimasta perfettamente documentata dal 2010 in un intero capitolo del formidabile libro-inchiesta di Roberto Giurastante “TRACCE DI LEGALITÀ” riedito nel 2016 (LINK).

Infine, dall’analisi del caso emergono due altri elementi d’indagine giornalistica e giudiziaria rilevanti. Il primo è che il Sindaco Dipiazza risulta aver condotto queste operazioni illegali con la complicità decisiva degli stessi due dirigenti comunali che gli avevano consentito nel 2007 di acquistare illecitamente un immobile del Comune, con violazione senza precedenti del divieto specifico di legge (art. 1471 c.c.).

Il secondo spunto d’indagine è che i magistrati responsabili nel 2007 dell’archiviazione dell’inchiesta sulla discarica tossica risultano avere anche coperto nel 2015 e nel 2017, in altri procedimenti, le suddette responsabilità del Sindaco Dipiazza.

Il quadro complessivo

Il quadro complessivo dei fatti è dunque quello di un “sistema” di potere locale che compie da decenni a Trieste e sul suo Porto Franco internazionale violazioni sistematiche, rilevanti e continuate della legge godendo di impunità abnormi.

Ci sembra perciò legittimo e doveroso chiedere che queste evidenze d’indagine giornalistica documentate divengano anche materia d’indagine urgente del Governo italiano sui comportamenti concreti dei suoi organi di amministrazione civile e giudiziaria a Trieste.

 

 

© 24 Agosto 2020

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