La Voce di Trieste

Trieste: 18 immagini dalla mostra fotografica sui sommergibili dell’Austria-Ungheria

Nel mese di giugno 2019 il circolo di Trieste Libera ha ospitato nella sede in piazza della Borsa 7 una mostra fotografica di Civiltà Mitteleuropea intitolata “1914-18: Trieste e i sommergibili dell’Austria-Ungheria”, con oltre 70 immagini d’epoca, a cura di Alessandro Mlach. Una selezione di 18 foto d’epoca particolarmente significative è pubblicata da Il Corriere di Trieste a questo LINK.

Come noto, durante la prima guerra mondiale soldati e marinai delle diverse nazionalità, lingue e religioni di Trieste, dell’Istria e della Dalmazia combatterono con lealtà, valore e sacrificio per l’Austria-Ungheria assieme agli altri popoli di quell’antica e tenace comunità plurinazionale mitteleuropea.

Dopo la prima guerra mondiale la memoria della lealtà, dell’impegno e dei sacrifici di quei nostri soldati e marinai venne rimossa e negata dai nazionalismi che generarono un un secolo intero di dittature, lutti e sofferenze senza precedenti, dopo le quali viene ora gradualmente riscoperta nei suoi significati e valori.

La memoria così ritrovata ha però riguardato sinora i reparti austro-ungarici di terra, più che la Marina Militare, trascurando in particolare il settore dei sommergibili, che nella guerra mondiale 1914-18 vennero utilizzati per la prima volta spezzando l’egemonia tradizionale assoluta delle flotte di superficie.

Civiltà Mitteleuropea propone un’esposizione storica, curata da Alessandro Mlach, con materiale fotografico raccolto per ricordare gli SMU-Seine Maiestäts Unterseeboote dell’Austria-Ungheria ed i loro coraggiosi equipaggi.

I primi sommergibili vennero progettati, costruiti ed utilizzati in quel conflitto da Inghilterra, Francia, Italia, Germania ed Austria-Ungheria. La nostra marina progettò e produsse sommergibili nei cantieri di Trieste (Stabilimento Tecnico Triestino/San Rocco), di Pola e di Fiume – Rijeka (Whitehead) ma utilizzò anche numerose unità di produzione tedesca ed una francese catturata.

Nel Mediterraneo le Potenze Centrali schierarono così durante la prima guerra mondiale una sessantina di unità sommergibili, suddivise in tre diverse flottiglie di stanza a Trieste, Pola – Pula, Cattaro – Kotor  e Costantinopoli (dal 1930 Istanbul).

Nel porto di Trieste i sommergibili avevano base operativa a San Sabba, presso i depositi costieri di carburanti, e durante tutto il conflitto gli SMU1 e 2 (mod. Lake) pattugliarono il golfo di Trieste a difesa della città e del porto.

Dalla base di Trieste partì nel 1915 per la sua ultima, ardita missione verso il porto di Venezia lo SMU 12 comandato dal tenente di vascello triestino Egon Lerch, che nell’Adriatico aveva silurato nel 1914 la corazzata Francese Jean Bart ed affondato e catturato numerose unità nemiche.

Gli gli SMU 3 e 4 furono affidati anche al comando di un altro ufficiale triestino, Gustav Klasing, che divenne poi celebre pilota dell’aviazione della Marina austro-ungarica come il triestino Gottfried von Banfield.

A Trieste fece scalo per le sue missioni anche lo SMU5 del comandante Georg Ludwig Ritter von Trapp, che affondò l’incrociatore corazzato francese Leon Gambetta ed il sommergibile italiano Nereide.

I sommergibili affondavano più navi nemiche di quanto potessero fare le navi da guerra di superficie, e le perdite inflitte nel Mediterraneo dagli U-Boote austro-ungarici e germanici superarono quelle avversarie.

Le regole etiche della guerra sottomarina verso il naviglio civile nemico intercettato imponevano al sommergibile di emergere ed intimare con un primo colpo di cannone davanti alla prua l’arresto e l’abbandono della nave con le scialuppe di bordo. Lo scafo veniva poi affondato con altri colpi di cannone o con un siluro.

La vita a bordo di quei primi sommergibili era resa estremamente dura dallo spazio ridotto, dalle esalazioni di carburante dei motori a benzina (poi diesel), dall’umidità con temperature che in sala macchine potevano raggiungere i 35-50°C, e dalla necessità di rifornirsi d’aria in emersione attraverso la torretta ed i portelloni in coperta. 

© 14 Agosto 2019

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