La Voce di Trieste

Trieste come limite strategico delle corruzioni politiche italiane

Analisi di Paolo G. Parovel

I lettori privati ed istituzionali della Voce di Trieste sanno che una consociazione politico-speculativa italiana tenta di eliminare illegalmente il Porto Franco Nord del Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste, per dirottare i suoi traffici sui porti italiani e per destinare l’area a speculazioni edilizie e immobiliari da 1,5 miliardi di euro, e sanno che tale tentativo è stato già denunciato dal 2011 alla magistratura italiana per gravissime ipotesi criminali documentate di corruzione e di mafia.

I nostri lettori sanno anche che queste ipotesi criminali sono state rinforzate dal fatto che, nonostante le denunce siano pubbliche e perfettamente fondate in fatto e diritto, le autorità italiane non solo non hanno fermato quella colossale truffa internazionale, ma l’hanno appoggiata lasciandola continuare indisturbata e favorendo i tentativi di isolare, punire e di ridurre al silenzio noi che la denunciamo.

Per questo motivo non vi sono più dubbi ragionevoli che l’operazione sia condotta dai sistemi di corruzione organizzata che devastano a tutti i livelli le istituzioni politiche, amministrative e giudiziarie della Repubblica Italiana. La stessa corruzione italiana che costituisce un pericolo crescente anche per gli equilibri politici, economici e militari del sistema euroatlantico.

In questo caso, i sistemi di corruzione italiani tentano di impedire che dopo la guerra fredda e la dissoluzione della Jugoslavia l’attuale Free Territory of Trieste si riconsolidi pacificamente come Porto Franco e centro finanziario al servizio della Comunità Internazionale e della stabilizzazione economica dei Paesi dell’ex Jugoslavia (Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia: vedi LINK).

Gli interessi delle mafie italiane sono evidenti, perché il soffocamento del ruolo del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale favorirebbe la debolezza economico-politica che consente i traffici illegali nei Balcani, e consentirebbe il dirottamento permanente dei traffici da Trieste e da Slovenia e Croazia sui porti italiani controllati da quelle stesse mafie. E sono traffici che stanno per assumere enorme valore economico e strategico.

Sono i traffici dei quali si prevede un rapido incremento per effetto del raddoppio del canale di Suez e dello sviluppo del corridoio Baltico-Adriatico (favorito anche dall’apertura graduale della rotta artica per le Americhe e l’Estremo Oriente) e del corridoio transiberiano per la costa asiatica del Pacifico, ambedue con snodo operativo comune nell’area di Vienna-Bratislava.

È da tempo che il Governo italiano sta preparando indisturbato il loro dirottamento strategico anche influenzando l’Unione Europea con l’appoggio anomalo di alcuni ambienti austriaci, approfittando dell’inerzia dei Governi della Slovenia e della Croazia, della sottovalutazione strategica euroatlantica di questo problema e della disattenzione delle Nazioni Unite per la tutela del Free Territory of Trieste.

Il risultato di queste disattenzioni, sottovalutazioni ed inerzie è che il problema strategico del Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste si è aggravato, e che la sua soluzione è sempre più urgente.

La prova definitiva dell’urgenza viene dalla diffida e denuncia formale che il Movimento Trieste Libera, primo difensore del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale, ha inviato il 19 gennaio 2016 alle autorità italiane ed alla International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T.

Il testo della denuncia (LINK) è chiarissimo: il Governo italiano che esercita l’amministrazione civile provvisoria del Free Territory of Trieste sta tentando di accelerare la truffa internazionale facendo firmare ad una sua funzionaria pochi giorni prima del pensionamento, a fine gennaio, alcuni decreti illegali per eliminare il Porto Franco Nord e consegnarlo alla consociazione di politici e speculatori italiani che conduce la truffa.

L’urgenza è rafforzata dal fatto che alla testa di quei politici vi sono personaggi importanti del partito (PD) e dell’attuale governo di centro-sinistra del discusso premier italiano Matteo Renzi: la sua potente vicesegretaria di partito Debora Serracchiani, presidente della regione Friuli-Venezia Giulia, il capogruppo alla Camera dei deputati Ettore Rosato (già coinvolto in inchieste sulla ‘ndrangheta), ed il sindaco di Trieste Roberto Cosolini, ex funzionario del partito comunista italiano.

Se ora la funzionaria, che ha il ruolo di Commissario del Governo italiano per l’amministrazione civile provvisoria del Free Territory of Trieste, firmerà i decreti illegali, la truffa internazionale diverrà ancora più evidente e dovrà essere affrontata con le procedure stabilite dallo strumento internazionale specifico, che è il Trattato di Pace con l’Italia firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Il contenzioso potrà essere aperto su iniziativa della I.P.R. F.T.T. o di qualsiasi altro Stato membro delle Nazioni Unite.

I rischi di destabilizzazione causati dalla corruzione, dalla cialtronerìa e dalla stupidità del sistema politico italiano sono evidenti da tempo agli analisti ed ai Governi degli altri paesi dell’Alleanza euroatlantica e della Comunità internazionale.

Ma dovranno incominciare ad avere un limite, quantomeno strategico. E questo limite strategico potrebbe e dovrebbe essere ora quello del ripristino immediato della corretta amministrazione e dei ruoli economici del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale.

© 21 Gennaio 2016

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