La Voce di Trieste

Inquinamento Ferriera: cambiare tutto affinché nulla cambi

Anche dopo le prescrizioni del Sindaco la situazione rimane pessima

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Nel delicato passaggio di proprietà della Ferriera di Servola che – salvo sorprese – verrà acquisita da Giovanni Arvedi, sembra stiano passando in secondo piano i problemi legati all’inquinamento fuori controllo dell’impianto: dopo la paventata minaccia di chiusura da parte della Lucchini (a condizione che non si fosse trovato un acquirente entro la fine di agosto), l’arrivo del “cavaliere dell’acciaio” Arvedi, in grado di “salvare” quel che ormai si credeva perduto irrimediabilmente, ha fatto lanciare grida di giubilo a destra e a manca, tanto ai politici locali (“È un progetto che ci dà speranza in un momento difficile”, commenta la presidente della Regione Debora Serracchiani) quanto ai principali sindacati, la cui preoccupazione maggiore non è garantire ai propri iscritti condizioni di lavoro dignitose, quanto invece conservare il numero di posti di lavoro, quale che sia il costo. Se a questo spropositato entusiasmo aggiungiamo i titoli del quotidiano locale Il Piccolo, come ad esempio: “Arvedi ci crede, luce per la Ferriera” (Arvedi über alles!), il quadretto è completo.

Dell’inquinamento si parla, sì, ma solo declinando la frase al futuro, ovvero riportando o commentando le intenzioni palesate dall’imprenditore, le quali sono – potrebbe essere altrimenti? – le migliori possibili sia per quanto riguarda la tutela dell’ambiente che dei posti di lavoro. Non si parla invece della situazione attuale, già denunciata più volte sulle pagine de La Voce di Trieste, la quale non accenna affatto a migliorare.

Il rapporto annuale dell’Arpa

In agosto è stato pubblicato il rapporto “Qualità dell’aria della città di Trieste dell’anno 2012”, all’interno del quale sono stati analizzati i dati riportati dalle centraline di rilevamento degli inquinanti – anche se non di tutte, ma su questo torneremo dopo.

Le sostanze più pericolose sono gli Idrocarburi Policiclici Aromatici, tra cui spicca per tossicità il benzo(a)pirene, cancerogeno: il valore obiettivo di 1 ng/m^3 (media annuale), limite da rispettare “per la tutela della salute umana”, è stato ampiamente superato nella stazione di via Pitacco (1,6 ng/m^3), collocato nelle vicinanze dell’impianto siderurgico.
Quanto alle polveri sottili PM10, che in alte concentrazioni causano seri disturbi all’apparato respiratorio, gli sforamenti della centralina di via Pitacco sono stati 31, numero di poco inferiore a quello consentito per legge (il limite di concentrazione giornaliero non deve essere superato più di 35 volte l’anno). Si segnala però che la centralina medesima, di proprietà della Elettra S.r.l (società in affari con la Ferriera e perciò in pieno conflitto d’interessi), per ben 25 giorni – la gran parte dei quali concentrati nell’ultimo mese dell’anno, quando già si sapeva che ci sarebbe stato il rischio di superare il limite legale – non ha rilevato i dati: in quei giorni il valore delle PM10 risulta, infatti, “non disponibile”.

La sentenza del Tar

L'area evidenziata riporta la zona indicativa di superamento del valore obiettivo per il benzo(a)pirene per l'anno 2012 nei pressi dell'abitato di Servola ottenuta tramite simulazioni numeriche e misure puntuali di questo inquinante.

Una centralina però, come anticipavo prima, non è stata presa in considerazione nel rapporto dell’Arpa: la stazione mobile di via san Lorenzo in Selva, l’unica di proprietà pubblica nella zona. La centralina, collocata dal 2007 nel giardino di un’abitazione privata nelle vicinanze del complesso industriale, ha ricevuto nel 2009 una diffida da parte della Lucchini che ne contestava l’ubicazione. La società ha presentato ricorso al TAR del Friuli Venezia Giulia, la cui sentenza è arrivata lo scorso luglio: riguardo il suo posizionamento, il TAR osserva che «di per sé non si veda quali illegittimità possa sussistere in una scelta autonoma della regione o degli enti esponenziali della regione (ARPA) di collocare una centralina in un centro abitato»; il ricorso è stato perciò «dichiarato inammissibile» e, di conseguenza, rigettato.

Dando un’occhiata ai valori riportati dalla centralina pubblica contestata, di tutt’altro tenore rispetto a quelli misurati dalla centralina di via Pitacco (di proprietà dell’Elettra s.p.a), si può intuire il perché della diffida. Per il benzo(a)pirene ha registrato un valore di 3,4 ng/m^3, più del triplo di quello consentito dalla legge. Quanto alle polveri sottili PM10, nel 2012 sono stati raggiunti i 99 sforamenti giornalieri (a fronte dei 35 consentiti dalla normativa vigente).
Il 2013 non sta andando molto meglio: sono già 61 gli sforamenti giornalieri registrati fino alla fine di agosto (il limite legale è stato quindi già oltrepassato). Riguardo invece le concentrazioni di benzo(a)pirene, nei primi sei mesi dell’anno la media è stata di 1,7 ng/m^3, valore che rende molto difficile che si riesca, alla fine dell’anno, a rimanere sotto il limite di 1 ng/m^3.

Non si riesce a capire (o forse, a voler essere maliziosi, si capisce fin troppo bene) il motivo per il quale una centralina collocata all’interno di un comprensorio abitativo – che perciò registra l’aria respirata da una parte dei servolani – non venga presa in considerazione dall’ARPA, specie in seguito alla sentenza del TAR che ne giudica legittimo il posizionamento.

Lo studio Barbieri

Per chi avesse ancora qualche dubbio sul fatto che a Servola la fonte principale di inquinamento – nonché la causa degli sforamenti sopra riportati – non sia il traffico delle automobili né il riscaldamento delle abitazioni private bensì la Ferriera, può consultare lo studio sulle concentrazioni di benzene del dott. Pierluigi Barbieri, ricercatore all’Università degli Studi di Trieste. Dopo aver posizionato un misuratore di benzene in sei diverse abitazioni (rigorosamente di cittadini non fumatori), collocate a distanze diverse dalla cokeria (la fonte maggiore di inquinanti all’interno dell’impianto), lo studio ha riscontrato che «nei campionatori più distanti dalla cokeria risultano concentrazioni progressivamente più basse». Da notare inoltre che «i risultati ottenuti per il campionatore posizionato sulla facciata di un condominio in via San Lorenzo in Selva, a meno di 200 metri dalla cokeria, sono risultati superare il valore limite […] in 8 settimane su 11».

E la politica?

Basterebbero questi dati per per mettere e legittimare un intervento da parte del mondo politico. Se poi si considerasse il principale problema, quello che riguarda le condizioni di vita insostenibili cui sono obbligati i servolani – tra miasmi pestilenziali, sirene nel pieno della notte, polveri ovunque, dentro e fuori casa – allora nulla più giustificherebbe l’inerzia dinanzi a una situazione così drammatica.

Ma la politica locale sembra essersi appiattita da tempo agli interessi del mondo industriale, avendo smesso di tutelare la salute e il benessere dei proprî concittadini: l’alternanza, nel corso degli anni, tra centrodestra e centrosinistra ha svelato fin troppo chiaramente la comunanza di intenti sul caso Ferriera.

Dimostrino il contrario: l’Autorizzazione Integrata Ambientale, senza la quale lo stabilimento non può continuare la produzione, scadrà il prossimo febbraio (la richiesta di rinnovo è stata già presentata dalla Lucchini). Constatata l’inadeguatezza dell’impianto siderurgico (su cui ormai dovrebbero esserci ben pochi dubbi), la Regione può non concederne il rinnovo. L’opportunità di una svolta si sta presentando: qualcuno vorrà coglierla?

© 13 settembre 2013

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