La Voce di Trieste

Il Piccolo e l’arte dell’epitaffio

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Se vi capitasse di tirare le cuoia mentre siete in fila alla Posta per ritirare una raccomandata, che importanza potrebbe avere se in quel momento l’eliminacode stesse annunciando il numero 69?

Nell’ipotesi che veniate investiti da un’auto mentre attraversate la strada, può essere rilevante che una testimone dell’incidente si sia sottoposta recentemente ad un intervento di chirurgia estetica?

Si sentirebbe davvero il bisogno di sapere che nel momento della vostra dipartita qualcuno nell’appartamento accanto ha tirato l’acqua del water?

Quasi tutta l’umanità può farcela anche senza conoscere particolari tanto scottanti, ma talvolta i lettori del Piccolo non hanno scelta.
Durante la lettura puoi sempre aspettarti che il dettaglio insignificante – quello completamente marginale, inutile per la comprensione dell’evento, trascurabile da un punto di vista informativo e irrilevante in tutti gli altri sensi – salti fuori e faccia marameo; così non sai più cosa pensare, e cominci a sfogliare avanti e indietro, dalla pagina di cronaca, dove cerchi di capire se quella che hai letto sia una notizia vera, alla prima pagina, in cui controlli concitatamente che non sia il primo di aprile. Poi ti rendi conto che il primo di aprile non può essere quasi ogni giorno.

Il Piccolo riporta con maniacale accuratezza qualsiasi futile minuzia se in gioco ci sono questioni centrali, come ad esempio la relazione tra angina pectoris e danze caraibiche, oppure quella tra coronarie e boogie woogie.

Infatti, in un articolo – pubblicato qualche tempo fa sul quotidiano – in cui si parlava del decesso avvenuto in una balera di un uomo che, per ironia della sorte, aveva lavorato proprio presso lo stesso giornale, il geniale autore dell’occhiello ha trovato che fosse determinante specificare che “… il rotativista in pensione è stramazzato al suolo al Dancing durante un boogie-woogie ”. No, non è uno scherzo, ha scritto proprio così: durante un boogie woogie.

Un intervento divino ha impedito in extremis che il redattore decidesse di citare anche titolo e interprete della musica. Ne sarebbe uscito qualcosa tipo:”… stramazzato al suolo al Dancing durante il boogie-woogie ‘Great balls of fire’ di Jerry Lee Lewis”.

Pur avendo evitato per un soffio questo inconveniente, non si è però dato per vinto: incurante di aver già salvato la vita a migliaia di appassionati rendendoli edotti sulle insidie dei passi sincopati, ha voluto osare di più. Nell’articolo, sotto la foto – sensazionale scoop in cui si vede nientemeno che un cancello chiuso – viene riportata in riquadro una notizia di un anno fa in cui si ricorda come, nello stesso locale, un altro uomo si fosse accasciato senza vita al suolo, stavolta vittima di una salsa.

Grazie al cielo, l’impavido cronista omette di dire se a determinare le cause del decesso sia stata una salsa cubana o colombiana, o se si sia trattato di una variante nello stile di Miami o di Los Angeles.
In ogni caso, Il Piccolo ci mette sull’avviso: lasciamo perdere i latino-americani, andiamoci piano con boogie e rock’n’roll e, soprattutto, stiamo alla larga dalle balere, che hanno un tasso di mortalità prossimo a quello dei bassifondi di Bogotà, dove la gente non resta stecchita – come credevate – a causa di sparatorie e aggressioni, ma per colpa di ritmi musicali insostenibili.

Chissà quante volte l’uomo delle rotative che è morto in pista si sarà divertito a leggere, nelle sue lunghe nottate di lavoro, titoli così surreali. Chissà se avrebbe mai immaginato che uno di quei capolavori sarebbe stato dedicato proprio a lui.
Comunque, non c’è da stare tranquilli. Al Piccolo potrebbero decidere di fare lo stesso scherzo anche a ciascuno di noi, nel caso se ne presentasse l’occasione. Siamo sinceri, nessuno ha voglia di essere ricordato con un epitaffio che recita qualcosa come: ”Muore facendo una passeggiata in Carso: in pugno stringeva ancora un mazzolino di bruscandoli”, oppure “Trovato senza vita nel suo letto col televisore ancora acceso: il medico legale stabilisce che la morte è avvenuta mentre andava in onda ‘Chi l’ha visto?’ “.

Perciò, tutti coloro che temono questo genere di necrologio sconveniente, scrivano due righe alla redazione del Piccolo – via Guido Reni, 1 – specificando che, nel caso si dovesse morire in circostanze pubbliche, pittoresche o insolite, si diffida il giornalista dal riportare informazioni il cui unico legame col decesso sia costituito dalle sue allegre associazioni mentali.

Insomma, se ti prende un colpo mentre sei in pescheria, non è necessario che raccontino tutto per filo e per segno, dicendo che il tuo cuore si è fermato mentre giacevi in mezzo a un mucchio di sardoni barcolani, che loro, però, erano vivi. Dopotutto, dovrà pure arrivare il giorno in cui i triestini la potranno smettere di dire che con Il Piccolo ci puoi solo incartare il pesce.

© 22 Agosto 2013

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