La Voce di Trieste

Ferriera: nella partita infernale tra salute e lavoro

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Come in una difficile partita a scacchi in cui si sia sfiorato lo stallo ogni mossa (anche quella potenzialmente risolutiva) appare soltanto l’ennesima ripetizione di una sequenza già vista, così quando l’oggetto del discorso è la Ferriera di Servola ogni parola sembra parte di una cantilena sempre uguale a se stessa.
La situazione rimane tragica: da una parte l’inquinamento selvaggio e fuorilegge da parte dello stabilimento siderurgico, che ha continuato a fare i propri comodi a dispetto dei (sussurrati) moniti delle istituzioni; dall’altra la situazione lavorativa di chi, all’interno dell’impianto, svende per un tozzo di pane, oltre alla manodopera, la propria salute.

I dati

Sono infatti stati resi pubblici, nelle ultime settimane, i risultati dell’indagine epidemiologica richiesta dalla Procura di Trieste: nel periodo preso in considerazione (1974-1994) il tasso degli ammalati di tumore ai polmoni e ai bronchi, fra gli operai, è stato del 50% superiore alla media. Una statistica che si potrebbe facilmente estendere anche agli abitanti di Servola, i quali vivono non troppo distanti dall’impianto e che, spesso, passano nel proprio quartiere, nel corso di una giornata, ben più delle 8 ore lavorative dell’operaio.

I motivi di questi tragici dati li abbiamo già ampiamente esposti nei precedenti numeri de “La Voce di Trieste”: i limiti di concentrazione nell’aria delle sostanze inquinanti, stabiliti dalle normative vigenti, non vengono da tempo rispettati, provocando così una situazione illegale di pericolo per la salute e l’ambiente. La preoccupazione maggiore è data dagli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), tra cui spicca per tossicità il benzo(a)pirene, cancerogeno. Il limite per questa sostanza (1 ng/m^3 su media annuale) è stato ripristinato dal Consiglio Regionale un anno fa, ma in questi primi dodici mesi il risultato – come analizzeremo più avanti – è stato disastroso.

Tra le altre sostanze pericolose per l’uomo e l’ambiente emesse dall’impianto siderurgico ci sono le polveri sottili PM10 (causa, nel caso di alte concentrazioni, di seri disturbi all’apparato respiratorio): la stazione di via San Lorenzo in Selva, collocata a ridosso di un’abitazione privata, ha sfiorato nel corso del 2012 i cento sforamenti giornalieri (quando ne sarebbero consentiti, per legge, solamente trentacinque), toccando – nel giorno di Natale – il picco di 164 μg/m^3 (il limite sotto il quale bisognerebbe restare è di 50 μg/m^3): un regalo di certo apprezzato da tutti i triestini.

La lettera dell’ASS

Il 21 settembre dell’anno appena concluso l’ASS (Azienda per i Servizi Sanitari) ha inviato all’assessore dell’ambiente del Comune di Trieste, Umberto Laureni, una lettera in cui è stato fatto notare che la concentrazione atmosferica di benzo(a)pirene rilevata nei primi 7 mesi dell’anno (gennaio-luglio 2012), nelle due centraline collocate nelle vicinanze della Ferriera (via San Lorenzo in Selva e via Pitacco) è stata rispettivamente di 4,7 ng/mc e 1,8 ng/mc, «valori che non permetteranno in alcun modo il rispetto del valore obiettivo annuale di 1,0 ng/mc», che si sarebbe dovuto raggiungere entro il 31 dicembre 2012.
La lettera ha trattato in seguito i «rischi per la salute umana e l’ambiente» causati dalle concentrazioni nell’aria di benzene, polveri sottili e IPA, sottolineando il fatto che le segnalazioni alle istituzioni da parte dell’ASS su questi rischi risalgono fino al 2007 e non costituiscono, perciò, una grande novità. Questi problemi non si verificano solamente laddove i limiti siano superati: «la presenza di un’esposizione a più inquinanti, anche se alcuni sono a valori prossimi ai limiti di legge, rappresenta un fattore cumulativo di rischio portando ad un’aggressione all’organismo da parte di più sostanze che possono contribuire sinergicamente a determinare danni per la salute con effetti a lungo termine».

L’ordinanza (inutile) del Sindaco

Di risposta alla considerazioni dell’ASS il 12 ottobre scorso un’ordinanza del sindaco Cosolini ha chiesto all’impianto, vista l’insostenibile situazione, «di provvedere nei tempi strettamente necessari […] a porre in essere tutti gli interventi necessari e sufficienti, compresi quelli di limitazione della produzione». Lo scopo? «garantire che, entro il 31 dicembre 2012, le emissioni siano minimizzate in modo da garantire, rapportate al periodo di mediazione previsto dalla legge, il rispetto del valore limite per le immissioni in abitato».

Peccato fosse impossibile raggiungere i valori limite (le emissioni sono state troppo alte nella prima parte dell’anno per evitare lo sforamento annuale) e di ciò la giunta comunale, come testimonia la lettera dell’ASS, era perfettamente a conoscenza.

Quale significato assume allora l’ordinanza del Sindaco, data la particolare situazione? Sarà di certo sembrata un ennesimo affronto a chi da anni chiede – dentro e fuori l’impianto – di respirare un’aria pulita e a norma di legge: chiaro infatti che in questo modo si è potuto aspettare fino a gennaio senza alcun tipo di sanzione per la Lucchini, sebbene «azioni limitative e sanzionatorie nei confronti dei soggetti inquinanti» siano previste dalla già citata legge regionale 1/2012 sul benzo(a)pirene, «in caso dei superamenti dei valori obiettivo anche prima della scadenza annuale qualora esso sia tale da escludere ogni possibilità di raggiungere, alla scadenza stessa, tali valori».

Punto di svolta?

Quanto potrà continare una situazione del genere? Lo scorso 27 dicembre è stato firmato l’accordo di Cassa integrazione straordinaria per i 136 lavoratori della Sertubi di Trieste (la quale produce tubi con la ghisa fornita dalla Ferriera, da cui è perciò direttamente dipendente). Il recente commissariamento dell’impianto, inoltre, fa presumere che qualcosa stia finalmente cambiando.
Siamo prossimi alla messa in sicurezza dell’impianto? Alla sua riconversione? Ad una chiusura definitiva? Lo scacco matto potrebbe essere vicino.

© 16 gennaio 2013

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