La Voce di Trieste

Trieste: sul rigassificatore a Zaule il veto strategico della Mitteleuropa

di

Attentato contro i serbatoi della Siot

È dal 2005 che a Trieste ambienti politico-istituzionali sospettati pure di corruzioni tentano di imporre, con mezzi ingannevoli, alla popolazione contraria un rigassificatore tecnicamente arretrato, inquinante ed a rischio gravissimo di attentati, piazzato nel mezzo del Porto industriale della città, a Zaule, accanto al terminale dell’oleodotto transalpino – TAL che rifornisce Germania, Austria e Repubblica Ceca.

Vi si oppongono perciò da tempo, anche con azioni giudiziarie, le amministrazioni locali e la confinante Repubblica di Slovenia. Ma da questo novembre la popolazione sta reagendo a nuove forzature amministrative indecenti (da parte della Regione e del discusso ministro allo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera) anche con manifestazioni di migliaia di persone organizzate dal movimento indipendentista Trieste Libera e da associazioni minori.

E queste reazioni popolari hanno attirato finalmente sull’operazione rigassificatore maggiori attenzioni internazionali, che si stanno concretando nell’ovvio veto politico-strategico euroatlantico ed in particolare mitteleuropeo che le autorità italiane coinvolte erano riuscite sinora ad eludere. E che La Voce di Trieste aveva preannunciato da tempo:

Il primo avvertimento pubblico di questo veto era previsto per lunedì 10 dicembre, in occasione di un convegno sulle soluzioni della crisi economica organizzato dalla Diocesi di Trieste (più attiva dei politici sui problemi sociali) con la partecipazione annunciata del ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini, e con la presenza all’esterno di migliaia di indignati ma pacifici manifestanti anti-rigassificatore.

Il convegno è stato invece impedito dalla stolida irruzione contestatoria in sala di estremisti attribuiti ai ‘centri sociali’. Non è chiaro se e quanto abbiano agito per ideologismo autoreferenziale o perché infiltrati, come accade, da chi ha interesse a bloccare la notizia del veto e squalificare le manifestazioni. Ma questi sono i due risultati dannosi che hanno comunque ottenuto.

Mentre dunque gli organizzatori della manifestazione pensano a dissociarsi dall’operato di costoro, La Voce di Trieste provvede a pubblicare immediatamente le informazioni bloccate, che sono davvero clamorose.

Perché l’avvertimento mitteleuropeo impedito è un vero e proprio colpo d’avviso a prua della consociazione truffaldina pro-rigassificatore, e viene dal gruppo di società italiane, tedesche ed austriache dell’oleodotto transalpino che come tali rappresentano gli interessi strategici mitteleuropei (e per estensione euroatlantici) in questo settore.

L’ha sottoscritto infatti Ulrike Andres, General Manager della Tal-Transalpine Ölleitung, Presidente ed Amministratore Delegato della SIOT- Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino S.p.A, General Manager della Deutsche Transalpine Ölleitung GmbH e della Transalpine Ölleitung in Österreich GmbH, ed è di chiarezza così esemplare che lo trascriviamo senza necessità di commento:

«La posizione della SIOT è la seguente:
1. Non siamo in grado di sostenere il progetto del rigassificatore in quanto non conosciamo il progetto nella sua integrità, inclusa la costruzione della SEALINE.
2. A prescindere da quanto sopra, non possiamo tollerare alcun impatto negativo sulle installazioni del terminale marino durante la fase di costruzione del rigassificatore, e neppure sulle fasi di operazione. Il traffico di petroliere deve continuare senza interruzioni, e questo anche in futuro fino a 600 navi anno, nel caso di una eventuale ulteriore fase di espansione dei traffici SIOT.
3. La SIOT ricopre un ruolo strategico per l’approvvigionamento di energia per Austria, Germania, e la Repubblica Ceca, per cui nessuna interferenza che comporti ritardi nelle operazioni di scarico del greggio presso i nostri pontili può essere tollerata.
4. Il documento del Comitato Tecnico Regionale che contiene le valutazioni di rischio, incluse le distanze minime tra le strutture della SIOT e quelle della Gas Natural, non è accessibile alla SIOT .
5. Ricordiamo infine che, a nostro avviso, il rischio terroristico aumenta nell´area in relazione alla presenza di strutture di tale rilevanza strategica.»

Ma se quegli agitatori non avessero impedito stolidamente il convegno, vi sarebbe stato anche annunciato che su queste stesse basi la Presidente portuale Monassi ha già chiesto ufficialmente al Ministro dell’Ambiente Clini − incontrandone la disponibilità che egli avrebbe potuto così esprimere a Trieste personalmente − di rivedere le valutazioni d’impatto del rigassificatore per quanto riguarda gli effetti d’impedimento allo sviluppo del porto e dei suoi traffici commerciali.

E questo perché, chiarisce il documento Monassi, non hanno tenuto conto dei «nuovi e rilevanti piani di sviluppo del porto, che al momento dell’inizio dell’istruttoria sul rigassificatore (Anno 2005) non erano ancora stati compiutamente formulati» né della «crescita esponenziale dei traffici del Porto di Trieste registrata a partire dal 2011 in tutte le principali categorie merceologiche: movimento contenitori TEU (+ 39,61%), full container TONS (+50,21%), merci varie (+15,36%), rinfuse solide (+ 5,20)» mentre «l’aumento dei traffici nel settore portuale del Porto industriale (Zaule) è stato del 76,72%. Le navi sono aumentate del 6,05 %. La crescita è proseguita anche nel 2012 che presenta variazioni positive rispetto al 2011, con picchi anche del + 100% ad es. nel traffico passeggeri, interessato, in tempi recenti, anche dall’avvio della nuova linea con la Grecia. » ed «anche la SIOT – società del Gruppo TAL che gestisce il tratto italiano dell’oleodotto transalpino – ha previsto che nel terminale del Porto di Trieste di cui è concessionaria arriveranno nel 2013 più di 500 petroliere che apporteranno un incremento del 20% in più rispetto all’anno in corso, per un totale di 40 milioni di tonnellate, che faranno del Porto di Trieste il primo porto d’Italia per quantità di merce.» tanto che «in base alle previsioni del Piano Regolatore Portuale nel 2020 attraccheranno nei terminali operativi del Porto di Trieste 2.939 navi.»

Nel medesimo documento Monassi stessa precisa inoltre al Ministro che «la SIOT ha comunicato che non potrà tollerare alcun impatto negativo sulle installazioni del proprio terminale marino durante la fase di costruzione del rigassificatore, e neppure sulle fasi di operazione; la Società ricopre infatti un ruolo strategico per l’approvvigionamento di energia per Austria, Germania, e la Repubblica Ceca, per cui non potrà essere accettata nessuna interferenza che comporti ritardi nelle operazioni di scarico del greggio presso i pontili in concessione. Ad avviso della SIOT, inoltre, il rischio terroristico aumenta nell’area in relazione alla presenza di strutture di tale rilevanza strategica.»

Sin qui le informazioni positive essenziali e documentate di cui alcuni agitatori hanno bloccato la diffusione impedendo lo svolgimento convegno con Monassi e Clini organizzato dal Vescovo. Che come si vede meritavano invece appoggio.

Consentiteci però ora due considerazioni da parte della Voce. La prima è che se siamo abituati a combattere disinformazioni e censure del quotidiano triestino “di sistema” Il Piccolo, non è normale che degli attivisti “antisistema” siano così malaccorti, disinformati od infiltrati da rendersene complici (al punto da offendere anch’essi mons. Crepaldi e gridare al megafono le falsità già smentite del Piccolo sullo stipendio della presidente portuale). Dunque ci ripensino seriamente.

La seconda è che, alla prova dei fatti, Trieste si trova una volta di più aggredita da interessi politico-economici ostili radicati troppo facilmente nella penisola italiana, ed invece difesa dagli interessi favorevoli di Paesi del suo retroterra mitteleuropeo: Slovenia, Austria, Germania e Repubblica Ceca. Ne tragga ognuno le proprie conclusioni, storiche e pratiche.

© 11 Dicembre 2012

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