La Voce di Trieste

Traffico e incenerimento di rifiuti tossici

Problemi e domande sulla situazione a Trieste

Inceneritore di Trieste (Foto: "Mr. Click")

Sono da tempo notizia pubblica le indagini giudiziarie tra Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto sull’incenerimento abusivo abituale nella centrale termoelettrica di Monfalcone, in associazione a delinquere tra soggetti del settore privato e pubblico, di enormi quantità di rifiuti non ammissibili perché tossico-nocivi o di qualità contraffatte, in ulteriori ipotesi di truffa aggravata, anche allo Stato.
Ed è un caso che si inserisce con evidenza nel problema italiano complessivo dei traffici e smaltimenti illeciti di rifiuti tossici. Che è notoriamente controllato, coordinato e gestito con coperture aziendali e complicità istituzionali dalla criminalità organizzata e perciò di competenza investigativa primaria dell’Antimafia.

Decenni di precedenti a Trieste
Ma Trieste non ne è affatto immune, e da decenni, anche se sinora tutte le indagini efficaci su questa ed altre corruzioni rilevanti del ‘sistema’ italiano di complicità trasversali illecite risultano essersi sistematicamente fermate, appunto, a Monfalcone. Confermando così che nell’ex enclave confinaria triestina i malaffari di potere sono ancora sotto protezioni riservate speciali che un tempo venivano giustificate con le strategie della guerra fredda. Cessata ormai da vent’anni.
È infatti evidente e provato, appunto da decenni, che il traffico e lo smaltimento illecito massivo di rifiuti tossici locali ed importati in complicità fra ambienti politico-istituzionali, imprenditoriali e criminali ordinari non solo include Trieste, ma vi ha anche potuto operare sotto impunità speciali.
Soltanto così si spiegano fatti macroscopici come gli utilizzi sistematici delle discariche di ‘bonifica’ con cui sono state creati le zone industriali di Zaule e delle Noghere (ora perciò Sito Inquinato Nazionale soggetto a ulteriori rischi di mafia) ed i terrapieni di Barcola e Muggia (Acquario), le vanificazioni anomale di denunce ed indagini documentate e le ostilità o ‘punizioni’ d’ambiente ai denuncianti. Si veda in proposito lo scomodo e sconvolgente libro-inchiesta “Tracce di legalità” pubblicato nel 2010 e continuamente aggiornato da Roberto Giurastante, responsabile di Greenaction Transnational.

Discariche ed inceneritore
I siti principali di assorbimento dei rifiuti sono di due generi: le discariche e gli inceneritori collegati o meno alla produzione di energìa. È su ambedue che si concentrano perciò le attenzioni dello smaltimento illecito, come nel caso di Monfalcone. E questo esige una vigilanza strettissima per garantire che non vi vengano immessi rifiuti tossico-nocivi che andrebbero ad inquinare direttamente o con i loro fumi i suoli, le acque e l’aria.
Per le discariche a Trieste la situazione è ormai scoperta, e si spera sotto controllo, anche se non tranquillizzano affatto le notizie dall’intera della regione sull’uso di cantieri edili e discariche normali anche per lo smaltimento criminale organizzato di rifiuti tossico-nocivi, persino in laguna, e addirittura nella creazione di nuovi vigneti su suolo carsico.

I problemi dell’inceneritore comunale
Ma la città ha anche un inceneritore municipale produttore di energia (‘termovalorizzatore’), affidato all’azienda privatizzata, e sempre di proprietà controllata dal Comune, AcegasAps. Che sotto le discusse gestioni aziendale e comunale del presidente Massimo Paniccia e del sindaco Roberto Dipiazza oltre ad accumulare inammissibilmente debiti sproporzionati per mezzo miliardo di euro ha aumentato potenza e giro d’affari dell’inceneritore per incenerire una maggiore quantità di rifiuti anche da fuori Trieste.
Ai quali si sono ora aggiunti, con vivo allarme degli ambientalisti e dell’opinione pubblica, anche rilevanti quantità dei rifiuti dalla Campania stoccati in depositi e discariche nella nota crisi recente, e privi di garanzie reali o credibili sul contenuto dei carichi. E perciò a rischio che i trasferimenti di questi rifiuti ad inceneritori e discariche della nostra e di altre regioni possano diventare un nuovo strumento della camorra campana, o di altre organizzazioni criminali specializzate, per smaltire gratuitamente grossi quantitativi di rifiuti tossico-nocivi speciali mescolandoli a quelli ordinari.
A prescindere dalla gestione economica (si tratta anche di impianti da dismettere a breve termine per obblighi comunitari europei) i problemi di sicurezza sanitaria ed ambientale ancora aperti sull’inceneritore di Trieste sono pertanto tre, e tutti già pubblicamente sollevati da tempo, quanto meno da parte nostra e di Greenaction, senza ancora risposta adeguata da parte dei responsabili né dei titolari degli obblighi d’indagine. Benché si tratti evidentemente di un problema non inferiore a quello degli inquinamenti causati dalla Ferriera di Servola, anch’esso transconfinario. Ma con la differenza che questo tocca il settore dello smaltimento dei rifiuti tossici coinvolgendo anche responsabili e potentati politici.
Il primo dei tre problemi è che quell’operazione commerciale ha aumentato abnormemente, ben oltre necessità ed a lucro privato contro l’interesse pubblico, la quantità delle emissioni cui sono sottoposti gli abitanti e l’ambiente della città e delle località vicine entro una vasta area di dispersione, deposito e accumulo di terra ed in mare, estesa anche alla confinante Slovenia ed all’Istria croata.
Il secondo è che, per quanto ci risulta, le valutazioni obbligatorie sulla tossicità delle emissioni verrebbero fatte in percentuale all’uscita dal camino, e non anche sull’accumulo progressivo nelle aree terrestri e marittime di ricaduta. Dove alcuni accertamenti delle autorità slovene hanno inoltre rilevato situazioni preoccupanti.
Il terzo problema è che non risulta noto se l’AcegasAps svolga o meno i controlli sui rifiuti avviati all’inceneritore, e se sì con quali metodi e quali riscontri di affidabilità reale, necessari per impedire l’immissione dolosa o casuale di materiali tossico-nocivi. Tenendo conto che a questo scopo tutti i carichi in entrata devono essere verificati costantemente in concreto, e non a campione, e tantomeno (come nel caso di Monfalcone) su certificazioni accompagnatorie falsificabili.

Attendiamo risposte sollecite dai corresponsabili
Lo scandalo territorialmente così vicino di Monfalcone e l’incenerimento di rifiuti dalla Campania sottolineano ora la necessità che le Autorità ed i gestori corresponsabili dell’inceneritore di Trieste diano le doverose risposte pubbliche rapide, chiare e documentate su tutti e tre i problemi di sicurezza sanitaria ed ambientale dell’impianto.
Le chiediamo perciò al Comune in persona del sindaco, sia quale garante istituzionale della salute pubblica, sia come titolare della proprietà dell’impianto e dell’azienda; al gestore AcegasAps, nelle persone del presidente e dell’amministratore delegato; all’Azienda Sanitaria ed alla Regione, anche in persona dei responsabili dei controlli ambientali.
Con la premessa che se le risposte mancassero o fossero insufficienti si dovrà provvedere chiedere alla Magistgratura inquirente di definire e disporre essa tutti i necessari accertamenti tecnici e di responsabilità. Perché la salute delle persone e dell’ambiente è un bene primario irrinunciabile.

© 2 maggio 2012

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