La Voce di Trieste

Portocittà: simulati i poteri del prefetto

Notizia pubblica da gennaio – mentre l’inchiesta sul nostro “numero zero” è leggibile e scaricabile in rete sul blog provvisorio lavoceditrieste.blogspot.com, dove metteremo anche i documenti principali – che l’operazione “Portocittà” per occupare illecitamente il Porto Franco Nord o Punto Franco vecchio con una colossale speculazione edilizia ed immobiliare costiera (appoggiata dal quotidiano Il Piccolo), impedendone il riuso portuale, è stata denunciata alla Procura di Roma per truffa allo Stato ed altre gravi ipotesi di reato, evidenziandovi le complicità attive e passive di buona parte della dirigenza politica ed istituzionale cittadina.
La quale avrebbe ora il dovere di valutare seriamente la fondatezza in fatto e diritto della denuncia, sospendere la speculazione contestata illecita ed esaminare i progetti più attuali di riattivazione lavorativa portuale del Punto Franco: quello presentato nel 2008 dagli operatori portuali triestini e monfalconesi, e quelli degli operatori internazionali nuovi, incluso un cospicuo gruppo indiano con consulenti statunitensi, che pure attendono da tempo.

Prefettura di Trieste

Invece la dirigenza locale coinvolta non solo fa finta di niente ma tenta addirittura di accelerare la gigantesca spoliazione illegale per avviare le ruspe prima possibile ed espellere dall’area le attività portuali a scadenza delle concessioni demaniali, consolidando di prepotenza il fatto compiuto. Sta cioé forzando fisicamente, a procedimento penale aperto, il vincolo giuridico della destinazione esclusiva a porto franco internazionale di quest’area produttiva, e tenta pure di contrabbandarne le violazioni nel piano regolatore comunale.
La prassi è dunque, nella sostanza, quella già ben nota nelle regioni italiane di maggiore spregio della legalità. E conta qui evidentemente su proprie solidarietà trasversali altrettanto solide, oltre che sulla supposta lentezza di interventi della magistratura inquirente centrale adita e del Governo allertato.
La difesa doverosa della risorsa pubblica di lavoro portuale così immediatamente minacciata consiste perciò nell’individuare e denunciare ora con precisione gli strumenti primari indebiti del tentativo di forzatura: il silenzio politico-mediatico ufficiale sui fatti denunciati, e la collaborazione attiva inspiegata del sindaco di centrosinistra Roberto Cosolini (come già del precedecessore di centrodestra Dipiazza) e del Prefetto e Commissario regionale del Governo Alessandro Giacchetti.
Ma il ruolo strategico prevalente è quello del Prefetto, perché sono i suoi due decreti di sospensione del regime di portofranco sull’area a fornire ai corresponsabili dell’operazione illecita legittimazione apparente sia sul piano operativo, consentedo loro di procedere alle occupazioni ed opere, sia sul piano penale affrancandoli dall’iporesi di dolo, e quindi di persegubilità, per i fatti attinenti commessi.
Il tutto coperto da un rapporto palese di corresponsabilità a circolo chiuso: il funzionario dello Stato ha provatamente emesso i decreti illegittimi su richiesta e pressione congiunta dei privati costruttori di “Portocittà” e della dirigenza politico-amministrativa locale, che gli forniscono perciò completo sostegno attivo e passivo.
Mentre rimangono sullo sfondo le inquietanti connessioni, documentate in denuncia, dell’intera operazione con le reti nazionali di manipolazione dei grandi appalti e delle istituzioni, le cosiddette P3 e P4 che imponenti indagini giudiziarie in corso a Napoli e Roma riferiscono ad Angelo Balducci, Luigi Bisignani ed altri. E mentre sono ormai evidenti gli interessi di imprenditori veneti (notoriamente vicini alle gestioni attuali e collegate del Piccolo, della Fondazione CRTrieste e dell’AcegasAps triestinopadovana) a ridurre drasticamente gli spazi attrezzati del Porto Franco internazionale di Trieste per poter deviare i traffici in aumento dell’asse europeo Baltico Adriatico sui porti di Venezia, Ravenna, Ancona, ed attraverso lo snodo ferroviario centrale di Padova anche su Genova e Livorno.
È inoltre paradossale quanto significativo che queste speculazioni abnormi a danno del porto, e con esso del lavoro e della dignità stessi di Trieste in crisi drammatica, siano state sinora contrastate soltanto delle nostre attività indipendenti di indagine e denuncia giornalistiche e giudiziarie.
Ed ora la difesa immediata necessaria contro la forzatura della situazione esige che si denunci con la massima chiarezza come e perché i due decreti giustificativi del Commmissario e Prefetto Giacchetti siano stati in realtà costruiti ed emessi in simulando ed esercitando poteri che la sua carica non ha mai posseduto. Perché questo chiarimento pubblico tolga definitivamente a tutti i corresponsabili dell’operazione antiportuale illecita ogni possibilità di dichiararsi ignari delle connesse responsabilità penali, civili, amministrative ed erariali a loro carico.
Comportamenti anomali del Prefetto e Commissario In sintesi, la frode in esame è consistita nell’organizzare e rilasciare la concessione illegittima della gran parte del Porto Franco Nord per 70 anni all’apposita “Portocittà” s.r.l. per attività speculative che vi sono escluse dal regime insopprimibile di Porto Franco internazionale. La cui violazione è stata perciò organizzata e compiuta prima con una serie apposita di atti amministrativi che omettono di considerarne o addirittura menzionarne l’esistenza, e poi pretendendone ed ottenendone l’illegittima sospensione, in prospettiva di annullamento o di trasferimento illeciti ad aree inadeguate, da parte del Prefetto e Commissario del Governo..
Il quale, benché diffidatone, dopo aver emesso il primo decreto si era anche schierato a favore dell’operazione con dichiarazioni pubbliche, ed a fronte di nostre ulteriori contestazioni giornalistiche e diffide formali ha emesso il secondo, dal 21.12.2011 al 31.12.2012, sotto iniziale silenzio politico e di stampa, negandocene arbitrariamente visione e copia.
Ottenute poi dai consiglieri comunali della Lista 5 stelle di Beppe Grillo, per la cui cortesìa abbiamo potuto procedere all’analisi comparativa dei due decreti.
Il meccanismo della simulazione di poteri
La nostra analisi ha confermato che, in sostanza, ambedue i provvedimenti si fondano su poteri inesistenti, simulati generando con espedienti testuali la convizione erronea che l’attuale Prefetto e Commissario del Governo presso la Regione, dotato in realtà solo di poteri ordinari, abbia invece ereditato quelli straordinari del Commissario Commissario Generale del Governo (1954-63) per il Territorio Libero di Trieste (TLT), e che questi consentissero sospensioni o riduzioni dei Punti Franchi. Ma per comprendere l’inganno bastano alcune nozioni essenziali.
Il Commissario Generale era infatti un istituto speciale provvisorio italiano dotato di poteri normativi di rango legislativo per poter subentrare nel 1954 alle funzioni del Governo Militare Alleato (GMA) nell’amministrazione civile provvisoria della Zona A del TLT, Stato indipendente creato in funzione del porto franco internazionale nel 1947 dal Trattato di pace di Parigi, che l’aveva posto sotto garanzia diretta delle Nazioni Unite.
Ed il conferimento dell’esercizio legislativo temporaneo sul TLT agli amministratori zonali provvisori, GMA e poi il Commissario Generale italiano, non consentiva loro di ridurre permanentemente né temporaneamente i Punti Franchi del porto, stabiliti dal diritto internazionale, ma soltanto di ampliarli ed aumentarli per soddisfare eventuali incrementi del lavoro portuale.
Le funzioni normative speciali di rango legislativo del Commissario Generale italiano, anche in materia di ampliamento del porto franco, sono cessate in forza dell’art. 70 della Legge Costituzionale n. 1 del 1963, istitutiva della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il quale per le residue funzioni amministrative ordinarie estranee come tali al porto franco) ha stabilito espressamente che «Fino a quando non sarà diversamente disposto con legge della Repubblica, i poteri di amministrazione del Commissario Generale del Governo per il Territorio di Trieste – esclusi quelli esercitati dal Prefetto e quelli trasferiti alla Regione – saranno esercitati dal Commissario del Governo nella Regione.»
Il quale è infatti funzione amministrativa ordinaria del tutto differente dal cessato Commisario Generale, e completamente priva di poteri sul Porto Franco. Tant’è vero che nei due decreti di sospensione il Prefetto Giacchetti, o chi altro abbia ispirato e redatto i due testi da lui firmati, risulta averli dovuti appunto simulare, a ricalco di provvedimenti minori del suo precedessore Giovanni Balsamo già contestati illegittimi, ricorrendo alla combinazione di due espedienti ingannevoli principali.
Il primo è quello di riferirsi ai i poteri del Commissario Generale in materia di Punti Franchi senza però precisarne i limiti, la straordinarietà ed il rango legislativo sopra detti. E lasciando in tal modo credere per implicito che si trattasse poteri pieni ed ordinari di rango amministrativo.
Il secondo è quello di simulare che l’art. 70 della Legge Costituzionale 1/1963 abbia trasferito i poteri così supposti totalmente ed esclusivamente all’attuale Commissario regionale del Governo.
Quest’inganno finale risulta ottenuto col citare la norma omettendone le parti relative alla riserva di legge ed alle devoluzioni di quei poteri amministrativi anche ad altri enti, senza però indicare graficamente i tagli del testo. E lasciandone così credere integra la seguente citazione falsata simulante che la norma abbia stabilito soltanto ed incondizionatamente che: “i poteri di amministrazione del Commissario Generale del Governo per il Territorio di Trieste saranno esercitati dal Commissario del Governo nella Regione.” Da tutto questo appare anche evidente che, per il ruolo istituzionale della fonte delle simulazioni e per gli scopi ed esiti illeciti di esse, i due decreti non appartengono più soltanto all’ambito delle illegittimità amministrative, ma esattamente a quello degli illeciti penali gravi indicati nella denuncia già presentata alla Procura di Roma.
Motivazioni false e fittizie
Ma risultano false e fittizie anche le motivazioni dei decreti, perché riferite ambedue genericamente a “ragioni” e ad una “nota” di richiesta non meglio precisate dalla concessionaria illegittima Portocittà s.r.l., ed a manifestazioni inesistenti. La prima sospensione risulta infatti decretata per “la realizzazione della Biennale di Venezia” al Magazzino 26, quando era ormai notorio che si trattava invece di una mostra organizzata equivocamente dal noto Vittorio Sgarbi cui la direzione della Biennale negava qualsiasi connessione. Mentre la seconda è motivato col fatto che Portocittà avesse prodotto una “nota” con cui l’ammistrazione comnale Cosolini le confermava «l’intenzione […] di promuovere nel 2012 eventi culturali di rilievo, che sono in via di definizione, presso il Magazzino 26».
Cioè allora inesistenti, e più o meno precisati dal sindaco solo adesso.
Ed a questo punto ci sembra definitivamente provato anche il diritto dei cittadini di pretendere spiegazioni pubbliche finalmente serie ed impegnative da tutti i politici, amministratori pubblici, funzionari (e giornali) coinvolti od ancora inerti.

© 2 Maggio 2012

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