La Voce di Trieste

Massoneria a Trieste, in Italia e nel mondo: riflessioni sul convegno del 28 gennaio 2012

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Osservatorio – etica e società

Questo 28 gennaio il Grande Oriente d’Italia (G.O.I), che è l’obbedienza massonica italiana più numerosa, ha tenuto a Trieste un convegno pubblico nell’ambito del suo programma di celebrazioni della ricorrenza pur impropria del 150° dell’Unità d’Italia, ridotto purtroppo quasi dappertutto alla riproposizione di conformismi retorici che dovrebbero essere ormai razionalmente ed onestamente superati (leggi qui).

Il titolo del convegno è apparso sotto questo profilo innovativo e più che corretto: “Da Trieste un anelito di libertà tra multiculturalità, multireligiosità e persecuzioni”, come la dichiarazione di premessa del Gran Maestro Gustavo Raffi (qui nella foto) che “il Paese ha bisogno di messaggi etici e di nuovo impegno civile per l’oggi”.

Ma nel concreto, e nonostante l’evidente buona volontà sua e d’altri, sono riemersi purtroppo anche i conformismi nazionalistici d’altri tempi, che qui hanno già causato danni storici orrendi e nella nuova Europa del terzo millennio dovrebbero essere ormai solo materiale di critica appunto storica. Anche perché, all’evidenza dei fatti, qui non fanno ormai che alimentare i pregiudizi antimassonici sommari e populisti, che a loro volta li consolidano a circolo vizioso.

E poiché l’influenza massonica rimane e rimarrà, nel bene e nel male, piaccia o no, importante nella società civile, è opportuno aprire anche su questo delle linee di riflessione, anche se non facili per tutti.

L’interpretazione dei valori

Nulla può essere perfetto nelle azioni dell’essere umano, perché la sua vita come tale è un percorso nello spazio co-generato da un tempo lineare entro un tessuto universale infinitamente indeterminato. Ma entro questo percorso la consapevolezza di sé che chiamiamo identità, o coscienza, può tendere a quel grado di perfezione che è l’armonìa: interiore, col mondo percepito e con l’assoluto intuibile.

Ed in quest’armonìa non passiva, ma vitale e co-ordinata alle condizioni universali dell’essere, consistono il concetto, la natura concreta e la pratica del bene, in opposizione alla disarmonìa caotica materiale del non-essere, che tende di per sé a soffocarla e corrisponde perciò al concetto ed alla pratica del male.

Questa tensione tra individuo e totalità pervade la vita cosciente degli esseri umani dal momento in cui ognuno di noi si rende conto, con esercizio elementare della ragione, di essere un’entità fisicamente infinitesima entro un universo immenso ed inconoscibile. Ed incomincia ad organizzare questa cognizione traumatica fondamentale (che accomuna l’analfabeta al fisico teorico) tendendo all’armonìa, o venendo a patti col caos.

In un rapporto che, essendo dinamico e mutevole come la vita stessa, ha bisogno di ancorarsi ad una struttura ideale di re-ligio, legame consapevole, col Tutto. Legame che assume perciò aspetto filosofico e/o sacrale (la differenza è formale) tendendo naturalmente ad essere una via al bene, ovvero all’armonia universa, ma a rischio continuo di cedere e ripiegare nell’opposta direzione dei labirinti del caos.

Il problema delle devianze

Accade proprio così che persino in nome di valori di pace ed armonìa come quelli cristiani, o del Buddismo, o della dottrina essenziale dell’Islàm e di altre religioni, ma anche dei principi filosofico-sacrali di libertà, eguaglianza e fraternità entro l’ordine universale che ispirano la spiritualità massonica, o dei grandi ideali di giustizia socialisti, vengano commessi anche errori e crimini di varia e spesso spaventosa disumanità e misura.

Tanto più difficili però da riconoscere a vista, e da ammettere poi, proprio perché perpetrati non in esecuzione di ideologie del male, ma nel nome apparente di valori positivi in momenti di regressione psicologica e culturale, o da parte di individui ed organizzazioni che di quei principi interiori avevano od hanno soltanto una verniciatura ingannevole.

In tema di Massoneria, come di Cristianesimo, Buddismo, Islàm e di altre dottrine filosofico-religiose, occorre quindi distinguere bene il loro messaggio essenziale di significati e valori dagli usi concreti che ne vengono fatti. Altrimenti si rischia paradossalmente di non restaurare i principi del bene perché e quando vengono distorti in male, ma di abbandonarli e rinnegarli, incrementando il male stesso con pregiudizi sommari irrazionali e cacce alle streghe. Di cui la storia del mondo è purtroppo piena.

Sulla Massoneria in Italia

Accade è così che in Italia, dove si oscilla costantemente tra bigottismi ed ateismi ambedue caricaturali, si abbandonino irragionevolmente i princìpi cristiani per critica a manchevolezze della chiesa, si scambi per ignoranza l’Islàm con le sue eresìe violente, si abbraccino culti per moda, e ci si rifugi in sette, superstizioni e simbolismi deteriori nemmeno compresi.

E che la percezione esterna, ma spesso anche interna, della Massoneria sia purtroppo degradata a quella di una consorterìa unitaria di malaffari e solidarietà profani, o comunque a livelli filosofico-spirituali infimi ed abborracciati, senza più doveri e nemmeno capacità di revisione degli errori ideologici e pratici del passato.

Gli effetti sono evidenti all’interno, con una cernita di aderenti prevalentemente inadeguati, che hanno e manifestano livelli ed aspirazioni sapienziali da chiromanzìa, ricercano semplicemente vantaggi sociali e materiali occulti comportandosi di conseguenza, non apprendono nulla di veramente essenziale e progressivo, e peggio ancora autoalimentano una selezione negativa dei ‘quadri’.

Mentre all’esterno rimane radicato, ed in queste condizioni si rinnova ed incrementa, il pregiudizio antimassonico, laico e religioso, che non distingue le persone per bene, il loro operato ed i princìpi positivi, dalle azioni e dalle persone che li vìolano. Rafforzandole così all’interno di istituzioni che sono per lo più pseudo-massoniche.

Questo è un altro problema, e non minore. Non esiste infatti, al di là del principio di legittimità storico-morale nel mondo della Gran Loggia d’Inghilterra, un copyright delle simbologìe massoniche. Che vengono perciò utilizzate con estrema facilità a copertura di qualsiasi cosa, nobile od ignobile che sia.

Ed in Italia questa libertà impropria si è innestata perfettamente sulle caratteristiche strutturali dello Stato unitario riassunte già nel 1907 dal genio icastico di Giuseppe Prezzolini nel suo Codice della vita italiana: «Non è vero che l’Italia sia un paese disorganizzato. Bisogna intendersi: qui la forma di organizzazione è la camorra. Il Partito come la religione, la vita comunale come la economica prendono inevitabilmente questo aspetto. Non manca disciplina ma è la disciplina propria della camorra, l’ultra disciplina che va dal fas al nefas

Col risultato che il filone principale della Massoneria italiana, l’obbedienza di filiazione francese del Grande Oriente d’Italia (G.O.I) ha dovuto attendere il riconoscimento di Londra dai tempi di Costantino Nigra e Cavour, perché ritenuta, a ragione, prevalente strumento profano di politica, per giunta nazionalista, e di malaffari; ottenendolo un secolo dopo, giusto alla vigilia dello scandalo della P2 di Gelli che gliel’ha fatto perdere.

Con successiva creazione da parte di Giuliano di Bernardo, che si dimise apposta da Gran Maestro del G.O.I., dell’invece riconosciuta Gran Loggia Regolare d’Italia. Che però non è riuscita a conseguire standard filosofici e qualitativi molto diversi.

Mentre già anni fa un sondaggio dello stesso G.O.I. è riuscito a censire in Italia più di 60 altre obbedienze massoniche nominali variamente spurie, che come e con molte altre istituzioni parallele (in forma di ordini, confraternite e simili) vanno dal gruppetto di innocui filosofi al circolo di balordi, sino alle cosche d’affari più o meno legittimi ed alle coperture di servizi più o meno deviati, e di traffici criminali e di mafia che riempiono le cronache giudiziarie italiane.

In pratica, tre amici qualsiasi, siano santi o delinquenti, possono fondare una loro obbedienza “massonica”, fregandosene di Londra e di chiunque altro, attrezzarsi una sede, metterci fuori una tabella altisonante, operare e fare affiliati. E la quasi totalità di costoro, anche nelle obbedienze italiane maggiori, immagina di essere massone in forza non di livelli sapienziali effettivi, ma di simboli, riti e gradi spesso di dubbio merito. Cioè di esteriorità appariscenti ed ormai stravaganti, che in realtà sono sempre state superflue, e spesso inopportune.

Massoneria a Trieste

Anche Trieste è piena di massoni immaginari così, reclutati alla buona o per tradizione famigliare soprattutto nelle professioni, nei ruoli funzionali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche o tra politici di varia estrazione.

Ed inseriti tutti nelle obbedienze massoniche italiane che dall’Ottocento a tutt’oggi si sono fatte portatrici storiche centrali del nazionalismo, e spesso del fanatismo nazionalista. Cioè di operazioni in realtà antimassoniche e regressive che in queste terre hanno generato prima, durante e dopo il fascismo soltanto oppressioni invece che libertà, discriminazioni invece che uguaglianza, ed odi invece che fraternità.

Non è dunque pregiudizio antimassonico, ma l’esatto contrario, dire chiaro che questo genere di personaggi, e condizionati a quella mentalità, invece di contribuire massonicamente al progresso morale, civile ed economico vero di questa città nata multinazionale ed aperta, continua ad essere determinante nel mantenerla costretta dentro la gabbia psicologica e politica nazionalista in cui è stata rinchiusa nel 1918, e di nuovo dal 1945. Malgrado l’Europa unita ce ne abbia ormai tolte d’attorno da quasi vent’anni le sbarre materiali.

Ed è esattamente per questa chiusura psicologica e politica interna, con le connesse selezioni negative palesi della classe dirigente, che Trieste invece di poter riaprire le ali nel proprio spazio economico e culturale mitteleuropeo naturale sta affondando senza lavoro ai margini della profonda crisi italiana.

Il convegno pubblico del 28 gennaio

Gli osservatori esterni con cognizione di causa si attendevano perciò dal convegno del G.O.I. a Trieste questo 28 gennaio, e dallo spirito indubbiamente libero e innovatore del Gran Maestro Raffi, un superamento di quegli schemi anche e soprattutto attraverso un pubblico ravvedimento critico, equilibrato ma netto, dei tempi, dei motivi e degli esiti negativi, sopratutto in queste terre, della devianza storica nazionalista, e perciò antimassonica, delle obbedienze italiane.

Invece si è prodotto un vistoso ircocervo, un ibrido d’imbalsamazione, tra le enunciazioni sacrosante di europeismo, multiculturalità ed universalismo, e riesumazioni ideologico-fideistiche penose del  vecchio conformismo propagandistico nazionalista, che non meritano qui nemmeno commento. Un’occasione sprecata, dunque, anche se a metà.

Ma anche una prova conclamata di come e quanto pure a livello massonico diffuso ci sia bisogno a Trieste, ed ovviamente in Italia, di un rinnovamento radicale. Che poi è in realtà un ritorno a princìpi fuori dal tempo, e di ovvio sviluppo ciclico.

Occorre però che vi sia anche in Massoneria chi abbia la capacità di capire, ed il coraggio di fare.

Paolo G. Parovel

© 31 Gennaio 2012

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