La Voce di Trieste

Un giovane cinghiale da salvare a San Giovanni

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«Non venga abbattuto come accadde in via delle Docce»

Episodi sconcertanti come quello avvenuto nel mese di novembre di un anno fa in via delle Docce nel rione di san Giovanni, quando fu abbattuto un giovane cinghiale che non manifestava alcun segno di aggressività e che attratto da alcune mele cadute dagli alberi si era avventurato fuori dal bosco, non devono più  accadere e devono farci riflettere. La bestiola spaventata aveva perso l’orientamento trovando rifugio in un prato sottostante nei pressi dell’asilo. A seguito della segnalazione di un cittadino, interveniva una guardia ambientale della Provincia di Trieste (www.provincia.trieste.it) che sopprimeva il povero animale con vari colpi d’arma da fuoco lasciandolo agonizzare per circa 15 minuti davanti ai residenti esterrefatti e sotto gli sguardi atterriti di alcuni bambini che accompagnati dalle loro mamme si recavano a scuola.

Già allora l’associazione Il Capofonte (www.ilcapofonte.it) ribadì la necessità di porre fine a questi interventi cruenti ed invitò a rispettare quanto previsto per la tutela ed il benessere degli animali dall’art. 45 commi 1 e 2 del regolamento comunale. In una lettera inviata alla presidente della Provincia signora Maria Teresa Bassa Porpat ed all’allora assessore competente Godina l’associazione consigliò l’amministrazione provinciale di dotare le guardie ambientali di un fucile per la teleanestesia come in uso in tutti i paesi civili, evidenziando la pericolosità di certe azioni che avrebbero potuto pregiudicare l’incolumità dei cittadini e sottolineando inoltre l’assoluta mancanza di responsabilità degli amministratori che ordinarono l’abbattimento del cinghiale  a colpi di arma da fuoco in un’area densamente abitata, nei pressi di un asilo e in un orario in cui i cittadini si recavano al lavoro.

A distanza di un anno dall’incredibile vicenda l’associazione Il Capofonte non ha ricevuto alcuna risposta dagli uffici competenti provinciali. Purtroppo il problema si è ripresentato ed un altro giovane cinghiale, probabilmente impaurito e disorientato, ha trovato rifugio da alcuni mesi in un’area recintata, sempre nel rione di san Giovanni, dalla quale non è più in grado di uscire. L’animale nel frattempo si è nutrito dei pochi tuberi, radici e grossi topi presenti in gran quantità nella zona. Del fatto sono stati avvisati i responsabili della Provincia di Trieste che tuttavia, da quanto ci risulta, nonostante le richieste pressanti dei cittadini, non sono stati in grado finora di risolvere la situazione in modo non cruento. Vogliamo evitare inutili sofferenze al povero cinghialetto e deplorevoli spettacoli non degni di una società civile zoofila come ama definirsi quella triestina. In data 12 gennaio 2012 l’assessore Dolenc si è recato sul posto accompagnato dalla presidente dell’associazione Il Capofonte e da una rappresentante dei residenti per rendersi conto della situazione senza però esprimersi al riguardo.

Pertanto chiediamo alla Presidente Signora Bassa Poropat e all’assessore Dolenc di informare a mezzo stampa la cittadinanza sui metodi che verranno usati per liberare il giovane cinghiale:  dal momento che l’assessore Dolenc ha affermato che le guardie ambientali provinciali sono dotate di un fucile per la teleanestesia ci auspichiamo che l’animale non venga abbattuto tra atroci sofferenze come accadde poco più di un anno fa. Chiediamo che un delegato dell’associazione “il Capofonte” e del comitato di cittadini sorto a difesa del povero cinghialetto possano essere presenti all’eventuale cattura e successiva liberazione dell’animale in un’area più idonea. L’associazione Il Capofonte rinnova la sua disponibilità a coprire le eventuali spese per metodi di cattura alternativi non cruenti.

 

Maria Grazia Beinat – Presidente dell’associazione Il Capofonte ONLUS

 

© 17 Gennaio 2012

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