La Voce di Trieste

Significati delle feste del solstizio d’inverno

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Più di un lettore ha chiesto che significato privato e quale rilievo istituzionale si debbano dare oggi al Natale cristiano, sia per la commercializzazione che lo soffoca e stravolge sempre di più, sia sotto il profilo del rispetto dovuto alle altre religioni, dato che quest’anno anche l’Unione Europea ha evitato di dargli riconoscimento ufficiale, suscitando polemiche ed assensi. È quindi domanda che merita riflessione a livelli adeguati.

 

La società artificiosa, meccanica e superficiale dei consumi che tende a sommergere quella umana antica ed essenziale della natura, dello spirito del sapere, ci allontana facilmente anche dalla percezione interiore delle festività tradizionali del ciclo della vita. Le strumentalizza stravolgendole in banalità commerciali, e le impone sotto questa veste deteriore anche a culture di diversa e più che rispettabile tradizione.

Di questi stravolgimenti sono vittima principale proprio le antichissime feste del solstizio d’inverno, concentrate nel periodo di quest’evento astronomico, che segna la fine e l’inizio dell’anno solare ed ha tra i simboli più noti e praticati il Natale cristiano.

Il solstizio d’inverno è il momento in cui il ciclo diurno del sole, dal quale dipende quello della vita sulla Terra, raggiunge il minimo di luce e calore, e riprende a crescere. Il suo valore pratico e simbolico di soglia tra il declino e la rinascita della forza vitale è connaturato perciò da tempi immemorabili alla percezione umana delle armonìe universali attraverso la comunione quotidiana con gli eventi naturali.

Il significato di questa soglia trova perciò espressione simbolica e rituale in innumerevoli culture, e quella cristiana lo ha fatto correttamente coincidere nel rito con la nascita del Cristo come incarnazione del Bene supremo, aggiungendovi in tempi abbastanza recenti il simbolo di natura dell’albero sempreverde. Anche al di là delle strutture dottrinali del cristianesimo, si tratta perciò di una simbologia universale che può essere letta e sentita come tale anche da chi professa altre fedi, o nessuna.

Ma ha senso appunto come percezione interiore di valori spirituali e naturali semplici, essenziali e perenni. E non ha nulla a che fare con la crescente volgarità commerciale profana di regali, babbi natale, addobbi kitsch e quant’altro, che in sé non ha alcun senso, se non di degradazione. È dunque di questa sovrapposizione parassitaria che ci si deve liberare. Non dei valori universali sensibili, che vanno invece recuperati.

Paolo G. Parovel

© 23 Dicembre 2011

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