La Voce di Trieste

Viaggio in un’altra vita

Un nuovo racconto di Sabrina Gregori

SPLASH! Ouch…

Mi sono appena svegliata da un sogno… fantastico.

Sono in un prato, un grande prato fiorito, una distesa di erba a puntini colorati, grande, spaziosa, aperta in una luce di sole di primavera, e sopra di me c’è un cielo azzurro, senza una nuvola. L’aria è limpida e tersa, come dopo una giornata di forte vento di bora. Fa caldo, ma soffia una piacevole brezza leggera, che viene allegra ad accarezzarmi la pelle. Sono nuda, sì, nuda come mamma mi ha fatta! Ma non provo vergogna né pudore, e comunque attorno a me non c’è nessuno, il prato è tutto per me. Sento il canto di entusiasmo degli uccellini alla primavera. Chiudo gli occhi e annuso l’aria. Un respiro profondo ed intenso, mentre allargo le braccia in un ampio gesto di accoglienza, per assaporare tutto il profumo di ciò che mi sta intorno. Poi lo trattengo dentro di me, qualche secondo, ferma, immobile, con le braccia aperte. Le allungo, come se potessi raggiungere con quel gesto le estremità del prato e riuscire a toccare tutto. Sento i muscoli distendersi, li percepisco tutti: dalle dita delle mani, alle braccia, le spalle, il collo, per poi scendere lungo la schiena, il ventre, le cosce, i polpacci, fino ad arrivare ai piedi, nudi sull’erba, vibranti dell’energia che mi arriva dalla terra. E allora rilascio il respiro, soffiandolo piano dalla bocca, lasciandolo uscire lentamente, sgonfiandomi di ogni pensiero, fino a rimanere vuota, un’anfora da riempire.

Apro gli occhi e sul palmo della mia mano destra c’è una farfalla gialla e azzurra. Muove piano le ali, in una specie di saluto per me. Poi si stacca dalla mano e vola leggera davanti a me. Per seguirla, muovo dolcemente un piede davanti all’altro, fino a che mi ritrovo a correre. Corro dietro alla farfalla, che vola aggraziata sempre più alta, e poi corro e basta. Che meraviglia, la sensazione delle piante dei piedi che toccano l’erba, soffice come un tappeto. Le mie gambe si muovono veloci mentre trotto sul prato in leggera discesa e l’aria fresca mi viene incontro. Ad un tratto, inizio a spiccare dei balzi, uno, due, tre, sempre più lunghi e sempre più in alto, e poi più in alto, e più in alto ancora, fino a che inaspettatamente un balzo mi porta a levitare, leggera, a un paio di metri da terra, e resto così, sospesa a mezz’aria. Allargo le braccia per trovare un equilibrio in questa nuova sorprendente situazione, e sento tutto il peso del mio corpo, ora che è sospeso in aria, sento tutta la mia massa corporea, che tenta di librarsi, confusa, in una condizione che non è propriamente la sua. Ma il desiderio di mantenere questo stato è enorme e la bocca mi si allarga in un sorriso irrefrenabile, mentre guardo le cose da questa straordinaria prospettiva. E non senza sforzo, ma dolcemente, prendo e mantengo il mio volo. Braccia e gambe a sostenere la posizione, volo. Non tanto in alto, ma volo, caspita, IO VOLO!

La sensazione di disorientamento, provata nel primo momento, sta scomparendo. Il mio sorriso si trasforma in una timida risata, che poi diventa forte e cristallina, piena di gioia incontenibile, e riecheggia travolgente nello spazio attorno a me.

E intanto mi sto alzando, con una lieve percezione di vertigine il mio volo diviene più alto e importante. Passo oltre il prato, e ora volo sopra un bosco. Accelero, diventando via via più sicura, seguo le correnti, che mi sostengono. Attorno a me e sotto di me passano colline e poi montagne. Nessuna strada, nessuna costruzione, nessuna traccia del genere umano, solamente natura.

Quale incredibile sensazione di leggerezza! Niente a quel punto mi può tirare giù, perché questo è il mio volo, la mia proiezione al cielo, e non ci sono giorni né notti, non più caldo né freddo, e il mio corpo non pesa più nulla.

I monti vanno abbassandosi, mentre sento nelle narici un odore inconfondibile, di iodio e di sale. Dietro a una parete rocciosa, giù in fondo, una spiaggia di sassolini bianchi accoglie le blande onde del mare, che ora si apre, come una lastra di luce riflessa. Io vi volo sopra, chiudendo gli occhi e abbandonandomi alla sua maestosità. E ad occhi chiusi mi lascio andare alla mia gioia e piroetto nell’aria, appagata dal volo. Mi distendo offrendo il viso al cielo, e galleggio, con l’infinito specchio del mare sotto di me.

Ma ecco che ora sento il mio corpo riacquistare peso. Il volo si ferma ed io comincio a scendere, mostrando la schiena all’acqua. La discesa inizia lenta, ma ora accelera. Sto cadendo, senza riuscire a voltarmi, senza vedere quanto manca all’impatto con l’acqua. Sento l’aria che oppone resistenza sotto al peso del mio corpo, mentre vado giù, velocemente, e l’odore del mare sempre più forte. Fino a che… SPLASH! Ouch…

Mi sono svegliata con un movimento sussultorio e la sensazione della caduta è ancora forte, come se fossi appena caduta veramente. C’è una forte luce davanti a me, e delle ombre in movimento, qualcosa che si agita davanti al mio viso. Un rumore ovattato mi giunge alle orecchie. Si sta via via rischiarando e lo sento più forte. Anche le immagini prendono forma e ora capisco che cos’è che si muove sopra di me: due piccole braccia, con piccole manine, oscillano davanti ai miei occhi con movimenti incerti. Le minuscole dita si confondono nella luce intensa, e quel rumore cresce, somiglia a un grido… No, è un pianto… Sono io.

Ho finito il mio viaggio e sono arrivata nella mia nuova vita. Il mio pianto di neonato è il mio grido di affermazione. Sono tornata. So che tra qualche istante non ricorderò più nulla, neanche il mio viaggio in volo. Tra qualche attimo sarò tabula rasa, e tutto ricomincerà daccapo.

 

Fine

 

Questo racconto fa parte dell’antologia Pensieri in viaggio della collana Verbena dell’Ibiskos.

Di Sabrina Gregori La Voce di Trieste ha già pubblicato il racconto Privato vende appartamento 54 mq (la prima puntata si può leggere qui) e la recensione del suo libro, Tre innocui deliri.

© 9 marzo 2011

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