La Voce di Trieste

Trieste: il Pd vuole impadronirsi del porto fra speculazioni illegali e ombre di mafia

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Trieste ha sia porto doganale sia porto franco internazionale dotato di straordinari privilegi dal Trattato di Pace del 1947 che ha istituito il Free Territory of Trieste (del quale vi è vivace riscoperta) e le sue attività portuali sono in crescita continua nonostante difficoltà note.

Tra queste difficoltà vi è il tentativo pertinace di un gruppo trasversale di politici guidato dal partito di maggioranza locale, prima Pdl ed ora Pd, di imporre con provvedimenti amministrativi illegali accompagnati da pesanti campagne stampa disinformative, principalmente sul quotidiano Il Piccolo (gruppo Espresso) l’urbanizzazione speculativa del Porto Franco Nord, nonostante l’area sia vincolata dalle norme inviolabili del Trattato all’uso esclusivo di porto franco internazionale

Il Porto Franco Nord di Trieste (detto anche “vecchio” perchè costruito dall’Austria vent’anni prima di quello Sud, o “nuovo”) è una zona franca commerciale ed industriale su 70 ettari di magazzini, spazi scoperti, moli, banchine, diga, 60 km di binari interni, grande scalo ferroviario, spazio e progetto per una nuova piattaforma logistica.

Ma l’operazione politica, avviata da anni, lo ha svuotato quasi interamente di lavoro e lasciato senza manutenzioni per simularlo inutilizzabile e consegnarlo a speculazioni edilizie ed immobiliari valutabili attorno ad 1,5 miliadi di euro.

L’operazione speculativa tenta perciò la violazione dei vincoli internazionali sull’area, è sotto denunce penali dal 2011, suscita forte opposizione popolare e pone anche pesanti interrogativi antimafia di cui abbiamo già scritto, e sui quali i politici coinvolti rifiutano di rispondere: leggi qui.

A questo primo progetto gli stessi politici hanno aggiunto quello di consegnare alla speculazione edilizia privata, invece che al riuso portuale pubblico, anche la vasta area costiera ora occupata dalla Ferriera di Servola, che dev’essere dismessa per i livelli intollerabili di inquinamento dell’aria, dei suoli e del mare a ridosso immediato della città.

Ambedue le operazioni sono ostacolate anche dal fatto che la giurisdizione sul porto di Trieste è affidata per legge, ed in osservanza dei vincoli internazionali, all’Autorità Portuale, presieduta efficacemente da una funzionaria tecnica dello Stato, Marina Monassi, e non alle amministrazioni locale sotto controllo dei politici, le quali vi hanno solo presenza accessoria nel Comitato Portuale.

L’intera manovra del gruppo politico trasversale pro-speculazioni edilizie ha subito una violenta accelerazione politico-propagandistica con il passaggio della guida per intero al Pd, che a Trieste amministra ora il Comune con il sindaco Roberto Cosolini, la Provincia con la presidente Maria Teresa Bassa Poropat e la Regione Friuli Venezia Giulia con la nuova presidente Debora Serracchiani.

Con il quotidiano controllato il Pd è andato così all’attacco dell’Autorità portuale tentando di delegittimarla con una campagna di disinformazione senza precedenti e ben oltre i limiti della diffamazione continuata, con l’appoggio attivo o passivo del poco che rimane a Trieste dei partiti nazionali.

Ma quest’assalto sempre più pretestuoso e scomposto del Pd e soci, ed in particolare dell’arrogante sindaco Cosolini, ha anche incrementato le reazioni dell’opinione pubblica, rinforzando il Movimento Trieste Libera che rivendica tutti i diritti del Trattato di Pace. E ha dato motivo a nuove inchieste e denunce da parte della Voce di Trieste.

Per salvare quindi le due colossali operazioni speculative edilizie ed immobiliari il Pd ed i suoi soci politici e di interesse hanno alzato il tiro mettendo sotto attacco, anche con complicità giudiziarie d’area, lo stesso diritto internazionale che tutela il porto franco.

Ma ora il Pd sta tentando il colpaccio d’abuso finale: impadronirsi del porto bypassando la città per mezzo del Governo, e precisamente dell’attuale ministro Pd dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, manipolando l’imminente decreto legge del cosiddetto “Fare 2”.

A questo scopo hanno infatti infilato nella bozza di decreto all’articolo 6 (leggi qui) una norma che col pretesto della crisi industriale della Ferriera di Servola nominerebbe la presidente Pd della regione Debora Serracchiani “commissaria straordinaria” su tutto il porto, appositamente ribattezzato “area di crisi complessa del porto di Trieste”, con pieni poteri anche sull’Autorità Portuale ed in deroga alle leggi vigenti.

A Roma forse non se ne sono manco accorti, ministro incluso, ma da Trieste non è difficile capire che a quel punto la giovane ed inesperta Commissaria potrà, e probabilmente dovrà, usare quei poteri dittatoriali per soddisfare proprio i progetti speculativi sostenuti con tanta determinazione e spudoratezza contro lo sviluppo reale del porto dal suo partito, complici ed associati. Come sembra confermare anche il silenzio ruffiano a Trieste dei partiti e dei loro sindacati e media di servizio.

Il commissariamento del porto sarebbe comunque illegale perché violerebbe sia il diritto internazionale che il diritto interno, e susciterebbe sia opposizioni in diritto ad ambedue i livelli, sia reazioni popolari sicuramente forti e d’esito imprevedibile.

La Voce pubblicherà l’inchiesta completa sul numero 33 a stampa, che sarà in edicola da sabato 19 ottobre.

© 15 Ottobre 2013

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