La Voce di Trieste

Trieste: che fare in queste elezioni di domenica 15 e lunedì 16 maggio?

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Editoriale d’analisi

Con l’avvicinarsi di queste elezioni amministrative, ed ormai siamo alla vigilia, moltissime persone ci hanno chiesto in maniera sempre più pressante per chi valga la pena di votare a Trieste, e perché. Domanda cruciale sia in sé, per il degrado disgustoso della politica locale e nazionale, sia perché per numero ed incremento di lettori in rete la Voce qui è ormai seconda soltanto al quotidiano locale Il Piccolo.

Abbiamo già chiarito che come giornale indipendente, e rispettosamente pluralista anche al nostro interno, noi non dobbiamo rispondere ad interessi di parte, ma soltanto a quelli generali. Quello che è dunque nostro potere e dovere fornire non sono le propagande, ma delle informazioni e dei ragionamenti che non si trovano altrove e possono essere utili a ciascuno per formare liberamente le proprie scelte.

 

Si è reso inoltre necessario abbandonare il nostro proposito iniziale di dare a ciascuna lista uno spazio eguale di chiarimento dei suoi programmi, perché la campagna elettorale è risultata così deviata, effimera e per buona parte ingannevole che avrebbero creato soltanto confusione anche qui. Dobbiamo perciò tentar di fare chiarezza noi, e ci rimettiamo alla vostra pazienza se non potrà essere lettura breve.

L’inquadramento locale

Il centro delle riflessioni necessarie è evidentemente il Comune di Trieste, maggiore anche per ruoli, problemi, e confusioni informative rispetto a quelli pur connessi dei Comuni minori, dove la gente si conosce anche meglio, e della Provincia che ha funzioni molto più limitate. Ai quali tuttavìa i criteri di valutazione proposti possono venire estesi.

Si deve anche tener bene presente che queste elezioni non riguardano il parlamento e le demenze politiche nazionali, ma le amministrazioni delle nostre necessità locali. Dunque quelle particolarissime di una città-porto che per geografia ed economia sta fuori dalla penisola italiana e dentro la Mitteleuropa dai confini riaperti. Ed è inserita in una regione autonoma in cui si deve ancora trovare fra le specialità differenti di Trieste, del Goriziano e del Friuli operoso un equilibrio di autonomie funzionali reciprocamente utili e rispettose, analogo a quello del Trentino – S?dirol.

I problemi concreti

I problemi concreti veri, maggiori ed immediati della città che abbiamo individuato da tempo come programma ideale per tutte le liste ed i candidati sono (si veda qui a lato) nell’ordine: il lavoro, l’assistenza sociale, la sanità e la casa, cui si aggiunge con urgenza anche quello ambientale, per gli inquinamenti (di terra, mare ed aria) da fermare o bonificare, e la cementificazione.

Ma il lavoro rimane il problema primario, perché è quello che deve garantire sia la sopravvivenza materiale delle persone in età attiva e delle loro famiglie, sia i soldi per far fronte a tutti gli altri problemi. Ci serve inoltre, e manca, non solo il lavoro specializzato e qualificato, ma anche quello per i non qualificati, che sono persone di pari dignità. Ed il solo motore vitale che può creare abbastanza lavoro vero, stabile e per tutti è il porto, che vediamo invece sempre più ridotto e svuotato per evidenti scelte politiche nazionali e locali. Tant’è vero che dietro l’angolo il porto gemello sloveno di Capodistria progredisce per semplici investimenti di attenzione più che di capitali.

Le false alternative

Tutte le altre fonti di lavoro che gli stessi politici strangolatori del nostro porto ci propongono sfrontatamente come soluzioni alternative per Trieste sono invece soltanto attività accessorie o marginali, come le riqualificazioni urbane, il turismo, i congressi, le mostre e manifestazioni sportive, la nautica da diporto e le istituzioni scientifiche; o castelli in aria come il mega-acquario; od eventualità future come le ferrovie ad alta velocità, mentre ci mancano oggi quelle normali; o inganni dispendiosi come la candidatura all’Expo mondiale. Risorse, insomma, o giocattoli solo per i privilegiati che ci raccontano queste storie, ma non per il numero crescente di persone adulte senza lavoro o precarie, di giovani senza prospettive di trovarlo e di pensionati minimi.

Porto doganale e Porto franco

Ed al centro delle possibilità di rinascita del nostro porto sta la sua risorsa decisiva, e perciò più soffocata: il fatto che oltre al porto doganale ordinario abbiamo un privilegio straordinario di Porto franco internazionale, con cinque zone franche extradoganali ? i Punti franchi ? dove le imprese italiane ed estere possono immagazzinare e lavorare le merci senza pagare tasse. E la più vasta, più attrezzata ed anche esteticamente pregevole di queste zone extradoganali sono i 70 ettari del Portofanco Nord (portovecchio).

È un privilegio antico ma attualissimo, perché le zone franche prosperano in tutto il mondo, dando lavoro ciascuna a decine di migliaia di persone. La nostra è invece la sola al mondo che sia stata gradualmente paralizzata e svuotata, perché non faccia concorrenza ai porti italiani a regime ordinario. E per poterne infine consegnare quella preziosa area maggiore alla fonte principale delle corruzioni politiche in Italia: la speculazione edilizia ed immobiliare.

La rapina del secolo e le prove

È, insomma la rapina del secolo, per entità e sfrontatezza, ai danni della nostra città-porto (leggi qui le nostre inchieste). L’evidenza delle prove? Sta nelle stesse bugìe e nei teatrini propagandistici sfacciati che questi politici ed i loro reggicoda di buona e mala fede ci propinano in crescendo per imbogliare le carte, e nei mezzi di cui si servono.

Ci fanno credere infatti che il porto franco è semiabbandonato perché non più attuale, mentre è stato svuotato apposta respingendo gli investitori internazionali tuttora interessati. Ci fanno credere che il regime di portofranco possa e debba venire soppresso, spostato o sospeso con provvedimenti prefettizi, comunali e dell’autorità portuale, mentre è vincolato a strumenti superiori ineludibili di diritto internazionale riversati nel diritto italiano e comunitario. Ci fanno credere che la sua urbanizzazione speculativa porterà lavoro per tutti, mentre ingrasserà solo confraternite esclusive di costruttori, progettisti, immobiliaristi e politici.

Quanto ai mezzi dell’inganno, si tratta del sistema parassitico a ‘cupola’ che Paolo Rumiz ha denunciato di recente sul Piccolo. Ma ha una struttura di base altrimenti congegnata ed estesa, della quale il discusso nodo di potere ufficioso consolidato attorno a Giulio Camber non è la causa, ma una delle conseguenze.

Il meccanismo della ‘cupola’ parassita

Il meccanismo si fonda anzitutto con evidenza sul controllo politico-proprietario dei mezzi d’informazione, ed in particolare del medesimo, discusso quotidiano monopolista locale Il Piccolo. Perché se il Piccolo non pubblica le informazioni e le inchieste che offriamo invece noi, non è affatto per volontà dei colleghi che vi lavorano ? direttore, redattori, collaboratori ? ma di una linea di adesione e copertura editoriale, esplicita od implicita, a quest’andazzo. Si crea e mantiene così un circolo chiuso propagandistico dominante, in cui quotidiano e politici si condizionano a vicenda, ed assieme condizionano l’opinione pubblica.

Questo circuito di controllo ha per motore ed a sua volta alimenta una rete di poteri trasversali tra politici di vario colore, imprese ammanigliate ed istituzioni, come tale illecita (L. 17/1982), che consente di violare impunemente la legalità sotto doppia copertura: di stampa ed istituzionale. Ne è esempio perfetto proprio la violazione progressiva sempre più spudorata e d’interesse privato del regime vincolante di Porto franco del cosiddetto portovecchio. Vantata tramite il Piccolo addirittura come progresso ed ora persino a merito elettorale. Inclusi i recenti intrallazzi inverecondi con Sgarbi, nei modi di cui abbiamo già scritto.

Una classe politica da gettare

Questa stessa classe politica ha dato vita, dopo la pretenziosa gestione comunale di Riccardo Illy, alle due successive del sindaco Roberto Dipiazza fondate su collaborazioni, che si devono presumere d’interesse reciproco, fra un centrodestra spregiudicato, rapace ed impunito come mai prima, ed un centrosinistra più che mai inetto e compromissorio.

Collaborazioni che non si sono limitate, dentro il Comune e fuori, alla tentata rapina speculativa sul Porto franco Nord, ma estese alla demolizione graduale delle assistenze sociali, della sanità, delle politiche per la casa e delle tuteli ambientali, oltre che a politiche edilizie ed appalti non per caso sotto indagini e processi. Se c’è dunque mai stata a Trieste un’intera classe politica da buttare è proprio questa.

Che ha inoltre la sfrontatezza ulteriore di presentarsi ora alle elezioni raccontandoci, in gara corale di propagande tra centrodestra e centrosinistra, che siamo la città del progresso e del benessere, vivremo di turismo, cultura, scienza, lungomare stile Costa Azzurra, ed abolzione del Porto franco. Una caterva di balle condita con irruzioni a Trieste dei rispettivi politici nazionali che sulla realtà locale, di cui non di cui non si interssano e non sanno nulla, o non dicono niente di serio, o sparano fesserie sesquipedali.

Dunque, che fare?

Di fronte a tutto questo, è logico che una gran parte della gente non sappia più per chi valga davvero la pena di votare, e che nel dubbio molti pensino di non votare affatto. Il che è scelta legittima, ma non va ad influire sulla formazione delle nuove amministrazioni e su come ci governeranno.

D’altra parte a votare turandosi il naso si rischia di fare solo una scelta di colore politico secondo i propri orientamenti ideali di destra, centro, sinistra od altri che siano, contribuendo ad eleggere o rieleggere personaggi dannosi o inadeguati. Ma distinguerli dai meritevoli nel caos di liste, anche collegate, e di propagande supera la pazienza e le possibilità normali di chi non sia direttamente coinvolto in politica.

Per fare delle scelte utili rimangono tuttavìa due criteri generali ragionevoli e concomitanti che perciò vi proponiamo.

Il primo è quello del ricambio: non votare persone e formazioni che hanno già dato prova negativa di sé. Dato che gente nuova ha come tale meno probabilità di essere altrettanto inetta, debole o corrotta.

Il secondo è quello di premiare quei candidati, e liste, che dimostrano la lucidità ed il coraggio di impegnarsi pubblicamente sulle battaglie più difficili, necessarie e controcorrente rispetto ai poteri e malaffari dominantie. E non c’è dubbio che tra queste battaglie la maggiore sia ora quella contro la rapina speculativa del Portofranco Nord.

Stiamo concludendo la raccolta dei dati necessari per definire meglio un incrocio attendibile di queste caratteristiche. Ma potremo proporlo alle vostre riflessioni personali di voto soltanto a campagna elettorale chiusa, cioè sabato mattina.

Invitiamo perciò i candidati e le liste dei quali ci fosse sfuggito l’impegno per il Porto franco e contro la rapina, o che non l’avessero ancora formulato, a manifestarcelo tempestivamente e con chiarezza via e-mail.

Paolo G. Parovel

© 13 Maggio 2011

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