La Voce di Trieste

“Privato vende appartamento 54 mq” – Terza puntata

Terza e ultima parte del racconto di Sabrina Gregori. Mercoledì 9 marzo un nuovo racconto!

– Tutto è in vendita, mia cara, io lo so bene, ne ho molta esperienza. Tu hai bisogno di vendere questo appartamento per comprare la casa dei vostri sogni, vero? – Rosanna non riusciva a emettere un suono, paralizzata dalla sorpresa. – Il giorno fissato per il contratto definitivo si sta avvicinando velocemente. Certo, non vi ha dato un attimo di pace, quel vecchio arrogante. Vuole risolvere subito, altrimenti non ve l’avrebbe mai ceduta per quel prezzo. – La signora si appoggiò contro lo stipite della porta. Rosanna notò come occupava con la sua figura il passaggio per uscire dalla stanza da letto. Guardandola bene, non le sembrava poi tanto anziana, ora.

– Certa gente non ha proprio un minimo di disponibilità per venire incontro agli altri. – aggiunse, facendo ciondolare la borsetta. – Che gliene FOTTE – la veemenza della parolaccia nella bocca della donna era pari ad un pugno nello stomaco –  a lui dei vostri problemi? Perché se non vendi presto l’appartamento, dove li troviamo i soldi per l’acquisto, eh Rosi? Anche se è un affare, si tratta sempre di una cifra ingente, nessuna banca concederebbe a voi due – pardon, a voi TRE – un mutuo così sostanzioso. – Agatha Rosenbauer si fermò per un attimo a fissarla, poi si accarezzò la ciocca di capelli biondi – BIONDI? – che le usciva vezzosa dal cappello e si girò, camminando lentamente verso il soggiorno.

– Fortunatamente a volte capitano dei felici incontri e interviene qualcuno che ti aiuta… Ed eccomi qua, cara! – gridò Agatha ridendo di gusto.

“È pazza, ho a che fare con una matta”, pensò Rosanna. Diede una rapida occhiata al telefono. Poi vide la mazza da baseball che teneva nell’angolo, dietro lo zaino da montagna. Ma non riusciva a staccare le braccia dai fianchi.

– Tu chiedi 120.000 euro per l’appartamento? È una cifra un po’ alta, ma vista la zona, così bella… te ne offrirò 240.000. – Rosanna sentì le gambe tremare incontrollabili, incapaci di muovere un passo, mentre la signora ritornava in camera a passo deciso. Non era follia quello che le leggeva in volto. Era…

– Siamo d’accordo? – Dov’erano finite le rughe sul viso? Una donna di una fredda bellezza la fissava con occhi rosso scuro.

– Che cosa… vuole? – riuscì a chiedere Rosanna con un filo di voce.

– Non vuoi sapere prima tutto quello che ti offro, Rosi? – riprese a passeggiare verso il soggiorno, dandole le spalle e parlando a voce alta. – Ti offro facili soluzioni ai tuoi problemi, amica mia, – aggiunse mentre si toglieva il cappello viola, lasciando cadere una cascata di capelli rossi su una figura snella e aggraziata – niente più problemi. –

Rosanna raccolse tutte le sue forze, lottando contro l’incredibile pesantezza delle braccia ed il tremito delle gambe, e si avvicinò lentamente all’angolo della stanza, protendendo il braccio destro verso la mazza da baseball.

La donna scoppiò in una risata improvvisa e girò la testa di 180 gradi.

– Mi serve il tuo bambino, Rosi. QUESTO bambino. – Rosanna si lasciò sfuggire un gemito di autentico terrore, mentre quella creatura le si avvicinava camminando all’indietro e fissandola gelida. – Oh, non preoccuparti, su, non fare quella faccia! Tu potrai avere altri marmocchi, e le cose andranno benissimo per voi due. Voi mi venderete l’appartamento, con un ottimo affare, e l’acquisto della casa nuova filerà liscio come l’olio. Non ci saranno problemi con il vostro venditore, te lo prometto. In cambio voglio solo questo bambino, ADESSO. – Il viso di Agatha ora era liscio come quello di una ventenne. Ruotò il corpo e si rimise in linea con la testa. Poi fece oscillare il collo in una piega innaturale e riassunse una posizione UMANA. Rosanna sentì una fitta improvvisa nella pancia.

– Che c’è? Sei preoccupata per quel paio di cose che non sono a norma lì dentro? Ma non è il caso, cara, su. Vi siete sbagliati, è in regola, ORA è tutto a norma, te lo garantisco. E io posso garantirtelo, credimi. –

Le gambe di Rosanna cedettero e lei cadde in ginocchio, vomitando sul tappeto. Un forte crampo le attanagliò la pancia.

“Il bambino, mio Dio, il bambino”, pensò, cercando di rimettersi in piedi, ma la figura le si avvicinò minacciosa, mentre un nuovo conato saliva prepotente.

– Vattene! – riuscì a urlare, vomitando sui piedi della creatura. – Vattene! Vattene! VATTENE! –

 

Rosanna si svegliò tremante, ritrovandosi sola nel letto matrimoniale. Si guardò intorno spaesata nella semioscurità, riconoscendo a poco a poco gli oggetti famigliari della sua stanza.

“Accidenti, che incubo!” Il cuore le batteva forte mentre frammenti delle immagini del sogno le si paravano ancora davanti agli occhi. Stava sudando freddo e maledisse le salsicce della sera prima. Non avrebbe dovuto mangiarle. Da quando era incinta il suo stomaco era diventato un ingrato ribelle. Ma non aveva resistito alla tentazione. Sciocca. Il sonno era già diventato più difficile, non era il caso di complicare le cose mangiando pesante.

Si portò inconsapevolmente le mani sopra la pancia. Se almeno ci fosse stato Giorgio… Non era più abituata a dormire da sola, e ora che lui era a Milano per lavoro doveva ammettere che faticava ad addormentarsi. Guardò l’orologio digitale sul suo comodino: le 4.23. I pensieri si concentrarono sull’acquisto della nuova casa, ingigantiti dalla notte.

“È chiaro che è diventato un problema, se il mio cervello ci costruisce sopra un film dell’orrore…”. L’ultima volta in cui guardò l’ora prima di riuscire a riaddormentarsi erano le 5.42.

 

Riaprì gli occhi dopo le nove. Per fortuna era il suo giorno libero: niente sveglia. Si sentiva indolenzita, non aveva riposato bene quella notte. Ricordava di essersi svegliata dopo un brutto sogno. Cos’era…? Qualcosa con lei che vomitava, non ricordava bene… In effetti, lo stomaco era un po’ sottosopra, le cose dovevano essere collegate. Si alzò e andò nel cucinino per prepararsi un tè. In quel momento suonò il telefono di casa. Pensò che potesse essere Giorgio.

– Pronto? –

– Oh, buongiorno. Chiamo per quell’annuncio sul portone di via De Amicis. È lei che vende un appartamento?

– Sì, sono io. Prego. –

– È possibile vederlo? Io sono libera nel pomeriggio. –

– Certo, è possibile anche oggi, se vuole. –

– Va bene per le cinque? –

– Benissimo. Lei è la signora…? –

– Rosenbauer, Agatha Rosenbauer. –

 

FINE

La prima puntata del racconto è stata pubblicata il 16 febbraio. La seconda puntata il 23 febbraio.

Nella sezione Cultura – Libri è disponibile anche un articolo su Sabrina Gregori e il suo libro Tre innocui deliri

Foto di foto di Massimo Goina

© 2 Marzo 2011

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