Un documento di rilievo internazionale
Analisi di F. J. Widmar
Trieste, 23 ottobre 2026 – Come preannunciato alla stampa, il 21 ottobre la International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. ed il Movimento Trieste Libera – MTL hanno presentato il ricorso per revocazione dell’ordinanza depositata il 7 aprile con cui la Corte di Cassazione italiana ha dichiarato falsamente che il Porto Franco internazionale di Trieste è soggetto alla sovranità dello Stato italiano.
Il ricorso è ora depositato al numero di Registro generale 23521/2026 della Suprema Corte di Cassazione italiana, sezione civile.
Il Porto Franco internazionale di Trieste.
Il Porto Franco internazionale di Trieste è uno strumento economico straordinario per il libero sviluppo dei traffici commerciali attraverso il Mediterraneo e l’Europa centrale sino al Baltico.
È istituito dal Trattato di Pace del 1947, che con il suo art. 21 ha costituito e riconosciuto direttamente il Free Territory of Trieste quale nuovo Stato sovrano riconosciuto con cessazione della precedente sovranità italiana (1920-1947).
Il Trattato ha istituto il Porto Franco internazionale di Trieste quale State corporation, ente di Stato del Free Territory.
In esecuzione del Trattato, il Regime Provvisorio dell’attuale Free Territory of Trieste è stato affidato dal 15 settembre 1947 ai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito con tutti i relativi poteri civili e militari (LINK).
Dal 1954 con un Memorandum d’Intesa i due Governi amministratori primari hanno sub-affidato al Governo (non allo Stato) italiano l’amministrazione civile provvisoria dell’attuale Free Territory of Trieste, incluso il mantenimento del Porto Franco internazionale.
Il Trattato di Pace del 1947 ed il Memorandum del 1954 sono strumenti internazionali in vigore eseguiti nell’ordinamento italiano con leggi che hanno prevalenza costituzionale sulle altre leggi nazionali in vigore, ed il Free Territory attuale confina dal 1947 con l’Italia e dal 1992 con la Slovenia.
Questo status giuridico di diritto internazionale e di diritto italiano coincide quindi perfettamente e non determina in sé contenziosi di sovranità.
Il contenzioso legale.
Il contenzioso legale è causato dal comportamento concreto del Governo italiano sub-amministratore, che simula invece la continuazione della sovranità italiana su Trieste per bloccare a favore dei porti italiani le funzioni indipendenti del Porto Franco internazionale e per concessioni portuali illegittime alla Cina comunista.
Per gli aggiornamenti su questa situazione si veda l’analisi che abbiamo pubblicato il 26 settembre sotto il titolo “TRIESTE: LE OPERAZIONI ITALO-CINESI SUL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE – Attacco politico ai difensori del porto” (LINK).
L’ordinanza contestata.
Ma la migliore conferma di questa situazione viene ora dai motivi del ricorso per revocazione dell’ordinanza con cui la Corte di Cassazione italiana ha dichiarato falsamente che il Porto Franco internazionale di Trieste è soggetto alla sovranità dello Stato italiano.
Quei motivi confermano infatti che la falsa affermazione di sovranità è stata resa possibile soltanto dal rifiuto continuato (2017-2026) dei giudici italiani di accertare ed eseguire le leggi vigenti, e persino di esaminare le prove documentali depositate dai ricorrenti.
Gli stessi giudici hanno inoltre inflitto ai ricorrenti sanzioni economiche allo scopo dichiarato di indurli a non insistere nella richiesta di giustizia.
E dagli atti processuali risulta che si tratta di comportamenti processuali che sono stati richiesti ufficialmente ai giudici dal Governo sub-amministratore responsabile delle violazioni.
Questo rifiuto abnorme di giustizia è divenuto perciò la comprova più evidente della fondatezza delle richieste dei ricorrenti e della natura politica dell’ordinanza impugnata.
In concreto, infatti, l’ordinanza si limita ad avallare senza prove le note propagande politiche che sono state diffuse in Italia dopo il Trattato di Pace per paralizzare le nuove funzioni strategiche di Trieste e del suo Porto Franco internazionale ed i diritti conseguenti della sua popolazione, di tutti gli Stati e delle loro imprese.
La conoscenza diretta e completa dell’atto di ricorso è dunque di interesse pubblico internazionale legittimo e rilevante.
Per questi motivi pubblichiamo qui nelle forme di legge il testo integrale del ricorso in italiano (LINK) e la sua versione ufficiale in inglese (LINK).
Perché è stata chiesta la revocazione.
Le decisioni di tribunali nazionali, di qualsiasi genere e grado, non possono produrre effetti giuridici su Trattati ed Accordi internazionali.
Rimane dunque da chiarire perché è stato necessario chiedere la revocazione di un’ordinanza della Corte di Cassazione italiana che dichiara il falso sullo status giuridico del Porto Franco internazionale di Trieste, ma non lo può modificare.
La revoca è resa necessaria dal fatto concreto che l’Amministrazione provvisoria italiana utilizza quell’ordinanza ingannevole per continuare le proprie violazioni dello status giuridico di Trieste e del suo Porto Franco internazionale.
E sono violazioni che non possono venire ignorate perché hanno rilevanza strategica internazionale sotto i seguenti profili principali:
– violazione di obblighi internazionali e di diritti istituiti e regolati da Trattati ed Accordi internazionali vigenti;
– violazione della sovranità di uno Stato-porto istituito, riconosciuto e garantito da un Trattato di Pace multilaterale vigente;
– violazione dei diritti civili, politici, economici e fiscali della popolazione di quello Stato (cittadini e residenti) e dei diritti economici e fiscali delle sue imprese;
– violazione di un sub-mandato internazionale di amministrazione civile provvisoria conferito fiduciariamente dai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito per conto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;
– violazione dei diritti di tutti gli Stati e delle loro imprese sul Porto Franco internazionale di Trieste;
– attività illegali di affidamento diretto di concessioni nel Porto Franco a favore di alcuni Paesi (e tra questi della Cina comunista) in violazione dei diritti di controllo che il Trattato di pace assegna agli Stati membri della Commissione Internazionale per il Porto Franco;
– repressione politica e giudiziaria attiva e passiva dei diritti di difesa legale delle parti danneggiate;
– corruzione nell’esercizio del sub-mandato internazionale di amministrazione civile provvisoria, organizzata allo scopo di compiere le suddette violazioni;
– violazione, attraverso la simulazione di sovranità italiana, dell’indipendenza e neutralità del Free Territory sub-amministrato, la cui difesa è affidata dal 1955 al Supreme Allied Commander Europe – SACEUR della NATO, che nel ruolo di Comandante dell’USEUCOM dipende direttamente dal Presidente degli Stati Uniti.
La rilevanza strategica di queste violazioni è inoltre aggravata dal fatto che non hanno precedenti da parte di un Paese dell’Occidente democratico, membro dell’Unione Europea e della NATO.
Inoltre, le violazioni che riguardano il Porto Franco internazionale possono venire impugnate in ogni momento da qualsiasi altro Stato o da sue imprese, che quali titolari di diritti violati, possono anche intervenire direttamente nell’attuale ricorso per revocazione (artt. 105 e 267 c.p.c.).
I mezzi di impugnazione principali che posso utilizzare a questo scopo sono sia le procedure di arbitrato internazionale stabilite dal Trattato di Pace violato, sia la procedura legale italiana dell’opposizione di terzo per l’annullamento dell’ordinanza ora impugnata per revocazione (art. 404 c.p.c.).
Processo o mediazione.
I nostri lettori potranno ora constatare che per questo motivo il ricorso per revocazione propone al Governo sub-amministratore anche la risoluzione pacifica del contenzioso attraverso un regolare procedimento di conciliazione.
Rimanendo evidente che in questo caso il ruolo di mediazione più appropriato sia quello del Governo degli Stati Uniti quale Amministratore civile e miliare primario di Trieste per conto delle Nazioni Unite dal 15 settembre 1947.
