La Voce di Trieste

Trieste: denunciati per turbativa di gara 
pubblica, altre ipotesi di reato e danno 
erariale il sindaco Roberto Cosolini, la 
presidente regionale Debora Serracchiani 
e la lobby locale che sabota porto franco 
e lavoro per speculazioni edilizie illecite

Che cosa accadrebbe se a Palermo o Reggio Calabria, o Bari, o Napoli, una consociazione trasversale di politici tentasse di occupare con speculazioni edilizie e immobiliari urbane grandi aree extradoganali di porto franco, di sabotarvi perciò le gare di concessione legittime che portano nuovo lavoro, di non rispondere su interrogativi antimafia connessi, e di utilizzare a questi scopi anche funzioni pubbliche di presidente della Regione, sindaco di Comune, presidente della Provincia, assessore, consigliere?

La società civile del Sud, troppo spesso sottovalutata, si ribellerebbe e scenderebbe in strada per difendere il lavoro e chi resiste, quelle amministrazioni pubbliche verrebbero commissariate ed i responsabili finirebbero sotto indagine e poi sotto processo, a cominciare da chi si fosse prestato a quelle operazioni usando funzioni pubbliche.

Ed allora perché se una consociazione locale di quel genere fa le stesse cose a Trieste, con arroganza crescente e sotto gli occhi di tutti, le istituzioni e la stampa italiane che altrove reagirebbero qui invece la appoggiano o lasciano fare? Che cos’ha di diverso da essere così abnormemente protetta quella che perciò si presenta come una piccola camorra marginale coperta di un’enclave del Nord, rispetto a quelle potenti, dichiarate e combattute del Sud? Perché qui la gente sembra priva del coraggio civile che mostra altrove?

Nelle risposte a queste tre domande sta, da decenni, la chiave dell’intero disastro passato ed attuale, e di ogni futuro possibile, della popolazione e città di Trieste e del suo Porto Franco internazionale.

Perché è appunto a Trieste – e non a Palermo, Reggio Calabria, Bari o Napoli – che una consociazione trasversale di politici ed altri tenta da anni di forzare impunita speculazioni edilizie e immobiliari urbane illecite nel Porto Franco, vi ostacola perciò le gare di concessione legittime che servono a creare nuovo lavoro, non risponde agli interrogativi antimafia ed utilizza per tutto ciò anche funzioni pubbliche di sindaco, presidente della Regione, presidente della Provincia, assessore, consigliere.

Recandoci così danni economici ed erariali enormi, pagati sulla pelle dei nostri disoccupati e delle nostre famiglie ridotte povertà, ogni giorno più numerosi. E lo fa con la complicità attiva e passiva sia di una stampa che è evidentemente sotto controllo, sia di istituzioni che quella consociazione, e chi per lei, riesce sinora non solo ad imbrigliare ma anche a sfruttare quasi tutte. Anche per accanirsi con violenza crescente contro l’amministrazione autonoma del Porto che invece resiste facendo il proprio dovere.

Tutto questo, anche se già evidentissimo, non era mai emerso così chiaramente come in queste ultime settimane, culminate con un attacco pubblico e frontale violentissimo di arroganze, menzogne ed offese sferrato ufficialmente il 14 e 15 febbraio contro la presidente dell’Autorità Portuale, e contro la nuova gara di concessione per le imprese, dal sindaco Roberto Cosolini anche a nome della presidente regionale Debora Serracchiani e della provincia Maria Teresa Bassa Poropat, ostentando a noi giornalisti pure uno schieramento istituzionale avallante di assessori e consiglieri di maggioranza.

Motivo vero e persino dichiarato con tronfia arroganza dal sindaco: la presidente dell’Autorità Portuale ha emanato un bando di gara di concessione per reinserire legittime attività portuali e produttive, che servono a creare rapidamente nuovo lavoro per tutti, nel Porto Franco Nord di Trieste. Dove quella consociazione trasversale anomala ha invece fatto sinora il vuoto per imporre urbanizzazioni e sdemanializzazioni che sarebbero illecite ed utili solo a grosse speculazioni edilizie ed immobiliari per pochi.

E fin qui le cose, e le alternative, sarebbero state chiare ad ogni persona sensata: si tratta di scegliere tra le speculazioni private illegittime appoggiate dal sindaco Cosolini come dal predecessore Dipiazza, con Serracchiani e soci, ed il lavoro di porto franco promosso invece dalla presidente dell’Autorità Portuale, Marina Monassi. Si tratta quindi di due scelte economiche opposte, da discutere onestamente con serietà tecnica su informazioni corrette.

Il sindaco si è invece scagliato come tale, a nome di tutti quegli altri rappresentanti istituzionali e con maggiore violenza espressiva che mai, ad esigere le dimissioni o la sostituzione della presidente dell’Autorità Portuale, ed in sostanza il blocco del bando di concessione, affermando falsamente: che Monassi non ne aveva preavvisato nessuno; che le concessioni non erano competenza solo dell’Autorità Portuale, ma anche del Comune, della Regione e della Provincia; che lei agiva così per scopi personali; che doveva invece togliere dall’area il regime di Porto Franco come pretendono loro; e che doveva perciò andarsene o venir cacciata lasciando il posto a persona di loro gradimento.

Ma è vero l’esatto contrario: l’Autorità Portuale di Trieste è infatti autonoma per legge, e quegli amministratori comunali, provinciali e regionali fingono da anni di avere sul Porto Franco poteri non che non hanno affatto; l’urbanizzazione e sdemanializzazione che loro tentano di forzare sono sia illecite che fallimentari; loro riescono perciò a coprire la verità solo con la grancassa politica e di stampa, in particolare sul quotidiano monopolista locale Il Piccolo (con in coda il Primorski dnevnik) e grazie a collusioni istituzionali; la loro operazione con Portocittà è fallita, mentre l’offerta di Porto Franco sta interessando sempre più imprenditori ed investitori, anche esteri, che intendono partecipare alla gara di concessione ed altrimenti non avrebbero nessun motivo per insediarsi a Trieste.

La sintesi delle realtà apparentemente complesse che stanno dietro dietro il coro sempre più violentemente aggressivo ed ingannevole di quegli amministratori pubblici prepotenti ma scornati è dunque semplice e chiarissima: se la gara di concessioni indetta doverosamente dall’Autorità Portuale riesce a riportare rapidamente imprese e lavoro nel cosiddetto “porto vecchio” riattivandolo con beneficio pubblico decisivo, a quel gruppo di amministratori locali ed ai loro sodali (politici e partiti, costruttori, professionisti e chi altro) salta il banco di una colossale urbanizzazione speculativa privata, con tutte le intese trasversali già avviate e future, la cui natura ed estensione può essere anche dedotta dalla coralità e violenza con cui difendono l’operazione.

Quindi tentano di difendere la speculazione facendo saltare la gara e le concessioni che portano lavoro, e per riuscirci devono prima far saltare con ogni mezzo la presidente dell’Autorità Portuale impadronendosi del timone di comando del porto.

Ma per ottenerlo, essendo dalla parte del torto, possono solo tentar di pompare propagande sempre più violente e spudorate contro Monassi prima che la gente si accorga di quello che stanno invece facendo loro. E prima che nel clima di viltà, bugie ed inerzie ignobili cui hanno ridotto Trieste qualcuno abbia il coraggio, la capacità ed modo di suonare l’allarme ai cittadini ed alle istituzioni perché si possa reagire in tempo.

La notizia è che l’abbiamo appena fatto noi della Voce, presentando ieri, 6 marzo 2014, alla Procura della Repubblica di Trieste ed alla Procura regionale della Corte dei Conti una denuncia penale ed erariale blindata di 27 pagine in fatto e diritto, più allegati, contro tutti quegli amministratori locali, con in testa il sindaco Roberto Cosolini e la presidente regionale Debora Serracchiani, nelle ipotesi principali di turbativa di gare pubbliche in abuso d’ufficio, falsità ideologica ed abuso della credulità popolare (artt. 353, 323, 479, 601 c.p.) nonché di danni erariali conseguenti. Mentre per il risarcimento dei danni economici a cittadini, ad imprese ed alla collettività ci si potrà costituire parti civili.

L’esposto-denuncia riguarda naturalmente anche tutti gli altri protagonisti dell’operazione nel tempo: gli ex presidenti dell’Autorità Portuale Maresca e Boniciolli, parlamentari ed amministratori passati ed attuali di centrodestra e centrosinistra, incluso l’ex sindaco Roberto Dipiazza, e tanti altri.

Li avevamo anche preavvisati che saremmo ricorsi ai mezzi di giustizia, e come, in particolare sul numero precedente della Voce, il 40, uscito il 18 febbraio ed ancora in edicola. Dove avevamo spiegato bene, anche nell’editoriale, che se quelle loro azioni possono essere censurabili ma lecite da parte del politico, se commesse in nome e con i mezzi del pubblico amministratore, che è pubblico ufficiale, diventano reati penali e danni erariali previsti e puniti dalla legge.

Nella loro arroganza e presunzione d’impunità, cresciute a dismisura con l’avvento dei gerarchi del PD, non solo non ci hanno ascoltato, ma hanno voluto infierire esagerando più che mai, pensando forse di poter intimidire tutti. Ed hanno sbagliato.

Devono aver anche sottovalutato le evidenze giornalistiche della Voce e quelle politiche e giuridiche del forte Movimento Trieste Libera, credendo che a furia di inganni e soprusi tipici del peggior sistema politico italiano il popolo triestino, antico e recente, sia stato ormai ridotto ad un gregge di pecore. Ma si sono sbagliati anche e soprattutto su questo.

Per parte nostra invece abbiamo sbagliato solo la previsione del tempo necessario per preparare l’esposto-denuncia: non tre giorni ma dieci, perché ne è uscito un mezzo trattato.

Nel frattempo il sindaco Cosolini ha reagito con arroganza pubblica intollerabile anche alle domande dei colleghi giornalisti del programma d’inchiesta televisivo “Le Iene” sulla tragedia quotidiana dei veleni e dei lavoratori della Ferriera di Servola, gridando alla fine che lui può essere giudicato solo dai cittadini di Trieste. E con lui, aggiungiamo il sistema di persone e partiti che rappresenta.

Bene. Allora, sindaco Roberto Cosolini, presidente regionale Debora Serracchiani, e quant’altri consociati, gregari e corresponsabili in questa vicenda scandalosa sul Porto Franco, come in quelle sulla Ferriera ed in tutte le altre analoghe: noi siamo cittadini di Trieste. Liberi, non sudditi, né pecore, né cervelli all’ammasso. E siamo qui.

Come spiegheremo ancora meglio sull’imminente n. 41 della Voce. Invitando di nuovo, naturalmente, ad accomodarsi chi pensa di poterci denunciare perché abbiamo scritto doverosamente e con indignazione legittima verità scomode che sono palesi e provate.

E questo è anche un appello formale e sostanziale, gridato ben chiaro, alle persone di buona volontà perché uniscano gli intelletti e le forze smettendo di seguire i troppi pseudo-maestri che invece di ricostruire Trieste continuano a demolirla, od lasciarla demolire, per scopi e con comportamenti non ammissibili.

Paolo G. Parovel

 

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© 5 Dicembre 2014

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