La Voce di Trieste

AcegasAps ha superato il mezzo miliardo di debito: perché il Piccolo (gruppo Espresso) lascia credere che sia in attivo?

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Osservatorio – elementi d’inchiesta

Come i nostri lettori attenti già sanno, l’AcegasAps è una società di gestione storica dei servizi pubblici d’interesse ed utilità sociale del Comune di Trieste, cui si è associato quello di Padova. Gestita in origine dal Comune, ora ha forma privata ma con particolari vincoli e limitazioni di legge (L. 142/1990), e ne rimangono proprietari i cittadini, cioè noi, attraverso il Comune. Al quale gli amministratori devono perciò rispondere del loro operato.

Ora l’azienda, presieduta da Massimo Paniccia (leggi qui) ha pubblicato in rete il bilancio infraannuale (trimestrale) al 30 settembre. La notizia è che la posizione finanziaria netta ha sforato il mezzo miliardo di debito, raggiungendo i – 509,3 milioni di euro. Esattamente come noi della Voce avevamo già chiarito e preannunciato ai nostri lettori, a differenza dal quotidiano monopolista locale Il Piccolo (leggi qui).

Ma chi legge soltanto il Piccolo rimane probabilmente convinto che l’azienda sia ancora in attivo, perché in questi giorni ha trovato pubblicato come articolo sul quotidiano dell’11 novembre, sotto il titolo «AcegasAps, ricavi +14,9% – L’utile frena a 13 milioni», solo un comunicato stampa con cui gli amministratori aziendali vantano un utile di cassa, per quanto in calo, nei primi mesi dell’anno. Senza accennare, né loro, né il quotidiano, all’abnorme debito ed ai relativi interessi che stanno in realtà divorando qualsiasi utile possibile, e che non si sa come sanare (leggi qui).

Molti, anche tra giornalisti, non comprendono e chiedono perciò come sia possibile che la linea editoriale di un quotidiano del gruppodi centrosinistra L’Espresso, di Carlo De Benedetti, sia da tempo così ‘accomodante’ verso le gestioni comunali di centrodestra dell’ex sindaco Roberto Dipiazza, inclusa quella che ha indebitato così abnormemente l’AcegasAps sotto la presidenza del Paniccia. Che presiede anche, tra altro, la Fondazione CrTrieste, costituita con i capitali della cessione a Unicredit della storica Cassa di Risparmio cittadina, e proprietaria anche del 5,71% delle azioni AcegasAps da lui stesso presieduta (il conflitto d’interessi sembra perciò evidente).

La risposta è molto semplice: la Fondazione CRT, e dunque lo stesso presidente Paniccia, dopo avere progettato la creazione di un quotidiano alternativo locale di centrodestra appoggiato all’omologo gruppo Monti, viste le difficoltà finanziarie di questo e dell’impresa in sé, hanno preferito comperarsi una quota azionaria consistente, il 2,64%, delle azioni dell’intero Gruppo Editoriale l’Espresso. Divenendo così, di fatto, prima i concorrenti potenziali e poi potenti comproprietari locali del Piccolo (leggi qui).

Ed è ovvio che ciò possa, anche in via indiretta, influire sulla linea editoriale del quotidiano. Che di fatto riserva palesemente al Paniccia ed al suo operato riguardi, entusiasmi, accreditamenti (si veda ora anche il Piccolo 17.11, a pag. 8) e vuoti d’inchiesta clamorosi. Analoghi, inoltre a quelli che mostra anche a promozione di operazioni pur abnormi come la tentata speculazione edilizia ed immobiliare fraudolenta sul Porto Franco Nord – “portovecchio” (leggi qui), o quant’altre di ambienti locali particolari e loro partner economici influenti.

Ma è altrettanto ovvio che questa non è affatto una situazione sana per l’informazione, l’economia ed il lavoro di Trieste. Ed il presupposto di qualsiasi operazione di risanamento è che i cittadini ne siano puntualmente e correttamente informati.

 

Paolo G. Parovel

© 17 Novembre 2011

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