La Voce di Trieste

Il sabotaggio italiano dei porti strategici di Trieste e di Koper

Analisi di Paolo G. Parovel

Il 30 maggio 2016 il Ministero italiano dell’Ambiente del Governo Renzi ha emesso e pubblicato sul suo sito ufficiale un decreto che approva la realizzazione di un terminale di rigassificazione della multinazionale Gas Natural nel porto di Trieste (LINK).

I politici e la stampa italiani, impegnati a Trieste nelle elezioni del sindaco, hanno taciuto sul fatto sino all’11 giugno, quando hanno tentato di smentirlo affermando che che il Ministro dello sviluppo economico aveva dichiarato “in un colloquio” che quel progetto «non è nell’agenda» del governo Renzi.

Il motivo di questi silenzi e contraddizioni politico-mediatici è che lo scopo principale di quel rigassificatore non è il rifornimento di metano.

Le operazioni di dirottamento dei traffici

Quel rigassificatore è una delle operazioni principali con cui il corrotto sistema politico italiano tenta di soffocare il Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste e di sabotare il vicino porto della Slovenia, Koper, allo scopo di dirottare i futuri traffici degli assi ferroviari Baltico-Adriatico e transiberiano sui porti dell’Italia meridionale più controllati dalle potenti mafie italiane (LINK).

Per assorbire nuovi traffici il Porto Franco internazionale di Trieste ha bisogno di espandersi rapidamente attivando al massimo il Porto Franco Nord (detto “vecchio”) con una nuova piattaforma logistica ed altre opere (LINK) e di aumentare le superfici del Porto Franco Sud (detto “nuovo”) eliminando la Ferriera di Servola (LINK) che è uno stabilimento siderurgico privato inquinante,e strutturando l’area Teseco dell’ex raffineria Aquila-Total (LINK).

I progetti di questi tre interventi necessari sono pronti ed attuabili da anni, ma i politici italiani li bloccano tentando di eliminare il Porto Franco Nord con una truffa internazionale (LINK), mantenendo con finanziamenti pubblici la Ferriera privata (LINK), e sabotando il Porto Franco Sud con la costruzione del rigassificatore tra l’area Teseco ed il terminale SIOT della TAL-Transalpine Ölleitung.

Danni e rischi strategici

I danni ed i rischi di questo rigassificatore sono inaccettabili per la popolazione civile e per la sicurezza strategica della regione. Oltre al rischio di incidenti, i serbatoi di gas a terra e le navi gasiere costituirebbero infatti un obiettivo terroristico indifendibile di primo livello, inserito nel tessuto urbano in prossimità di impianti petroliferi e chimici che moltiplicherebbero l’effetto di un attentato.

Il passaggio delle gasiere causerebbe inoltre sospensioni di sicurezza del transito delle altre navi in tutto il Porto Franco Sud e nel vicino porto di Koper (Slovenia), bloccando anche le petroliere che riforniscono Germania Meridionale, Austria e Repubblica Ceca attraverso la TAL. Il sistema di riscaldamento del gas liquido creerebbe inoltre gravi danni all’ambiente marino.

Per questi motivi sia la maggioranza della popolazione dell’attuale Free Territory of Trieste, sia la confinante Repubblica di Slovenia si oppongono alla costruzione del rigassificatore anche con iniziative giudiziarie e con reclami alle istituzioni europee, mentre la multinazionale Gas Natural esercita forti pressioni lobbystiche e giudiziarie sui politici italiani.

Violazioni internazionali e politici coinvolti

Queste operazioni per sabotare il Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste sono tutte illegali perché violano le norme vigenti del Trattato di Pace con l’Italia del 10 febbraio 1947 sulla sovranità del Free Territory, sul suo Porto Franco, sul divieto di dirottarne i traffici, sui diritti che vi hanno tutti gli altri Stati e sugli obblighi del regime provvisorio, che è ancora sub-affidato al Governo italiano (non allo Stato italiano) in esecuzione del Memorandum d’intesa di Londra del 5 ottobre 1954 (LINK).

Dal 2012-2013 le operazioni di dirottamento sono guidate dal partito dell’attuale premier italiano Matteo Renzi, il PD, attraverso alcuni dirigenti locali e nazionali: Debora Serracchiani, Ettore Rosato, Francesco Russo e Roberto Cosolini, che impongono e propagandano sfacciatamente le operazioni su Porto Franco Nord e Ferriera.

Sul rigassificatore il PD e quei suoi dirigenti hanno invece adottato una tattica che non li esponga personalmente, perché i rischi tecnici, strategici ed ambientali sono molto più evidenti, e le opposizioni sono più forti.

Il doppio gioco dei politici italiani

I politici italiani coinvolti hanno reagito col sistema del doppio gioco: per tranquillizzare l’opinione pubblica dell’attuale Free Territory e la Slovenia si dichiarano ufficialmente contrari al rigassificatore, o comunque rispettosi della volontà popolare (così Renzi il 28 maggio a Trieste), mentre tentano di bypassare tutte le opposizioni facendo imporre il rigassificatore come impianto d’interesse strategico nazionale o europeo, anche se non lo è affatto.

Per facilitare questo doppio gioco quei politici hanno diffamato e sostituito con un loro commissario, Zeno D’Agostino, la presidente dell’Autorità Portuale di Trieste Marina Monassi che difendeva il Porto Franco, hanno fatto dimettere il Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi che difendeva Monassi, ed hanno nascosto all’opinione pubblica triestina che la Direzione Distrettuale Antimafia – DDA di Palermo aveva fatto sottoporre ad amministrazione giudiziaria le società italiane di Gas Natural (LINK).

Gas Natural e Roberto Cosolini hanno anche tentato di far cessare le inchieste giornalistiche con due querele infondate, alle quali la magistratura italiana a Trieste ha dato seguito, mentre archivia senza indagini le nostre denunce documentate sugli stessi fatti. Consentendo così ai politici coinvolti di continuare a tutt’oggi col doppio gioco delle dichiarazioni ufficiali contrarie al rigassificatore e delle operazioni concrete per imporlo.

Conclusioni

Il libero sviluppo dei traffici internazionali sugli assi ferroviari Baltico-Adriatico e transiberiano attraverso i porti adriatici orientali di Trieste (Porto Franco internazionale del Free Territory), Koper (Slovenia) e Rijeka (Croazia) è un fattore primario non sostituibile per la stabilizzazione economica, e quindi politica, del Sud-Est europeo.

Consentire il dirottamento di quei traffici sui porti dell’Italia meridionale sarebbe un errore strategico gravissimo, perché oltre ad indebolire la stabilizzazione politico-economica del Sud Est europeo li condizionerebbe alle volontà di un unico Stato, l’Italia, che è reso obiettivamente inaffidabile da i politico-istituzionali e mafiose straordinarie ed insanabili.

A queste corruzioni appartiene anche il punto di debolezza dell’intera manovra politica di dirottamento: il fatto che si fonda sulla simulazione che l’attuale Free Territory of Trieste ed il suo Porto Franco internazionale siano sotto la sovranità dello Stato italiano, che ne potrebbe perciò fare quello che vuole.

Per risolvere il problema potrebbe essere quindi sufficiente ricordare al Governo italiano che può e deve esercitare a Trieste soltanto i diritti ed i doveri del mandato di amministrazione civile provvisoria che gli è stato sub-affidato nel 1954 dai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito per conto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

© 13 giugno 2016

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