La Voce di Trieste

Quale Massoneria a Trieste?

Analisi di Paolo G. Parovel

I pregiudizi sulla Massoneria non sono alimentati soltanto da ignoranza ed inimicizia persecutoria, ma anche dal fatto che troppe persone abusano del suo nome e dei suoi simboli per coprire fanatismi politici, settarismi e attività criminali. Per superare i pregiudizi occorre quindi saper distinguere le persone e le azioni onorevoli da quelle che non lo sono.

Nel 2012 e 2015 l’obbedienza massonica italiana ufficiale più numerosa, il Grande Oriente d’Italia (G.O.I.), ha tenuto a Trieste due convegni pubblici rilevanti: uno per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia (che non include Trieste) e l’altro per riflettere sulla prima guerra mondiale (nella quale il 99% dei Triestini non aveva combattuto per l’Italia, ma per l’Austria-Ungheria).

Il proposito di superare finalmente l’impregnazione storica nazionalista della massoneria italiana era evidente dai titoli dei due convegni: “Da Trieste un anelito di libertà tra multiculturalità, multireligiosità e persecuzioni” (2012) e “Per non dimenticare – Dalle lacerazioni della grande guerra alla ricomposizione della coscienza europea” (2015).

Ma queste buone intenzioni che maturano nella massoneria italiana non hanno ancora scalfito, o non abbastanza, il nazionalismo italiano che alligna ancora nelle logge triestine. Un nazionalismo difficile da rimuovere perché unisce al condizionamento ideologico forti vantaggi materiali illeciti.

Il condizionamento è stato imposto da cent’anni di propagande nazionaliste italiane, che hanno fornito anche la giustificazione politica per abusare della solidarietà massonica creando reti locali dominanti d’affari e di favori. Perché la storia della Massoneria a Trieste è del tutto anomala.

Trieste è stata Austria dal 1382 al 1918, e rientrava nella giurisdizione della massoneria regolare austriaca, plurinazionale e fedele all’Impero. Ma dalla seconda metà dell’800 la sua giurisdizione venne invasa illegalmente dalla massoneria italiana irregolare, che sosteneva un nazionalismo italiano razzista antislavo, irredentista e violento sino al terrorismo.

Dopo che Trieste venne occupata dall’Italia i gerarchilocali della massoneria irregolare italiana divennero gruppo dominante ed appoggiarono prima il fascismo e poi l’antifascismo nazionalista, con il quale conservarono il controllo della città nel dopoguerra sostenendo gli interessi italiani contro il Free Territory of Trieste.

Il riconoscimento del Free Territory of Trieste quale Stato sovrano dal 15 settembre 1947 (LINK) ha generato anche una nuova giurisdizione massonica, entro la quale si formarono due nuove obbedienze principali: una regolare e plurinazionale, collegata alla massoneria inglese e statunitense, ed una irregolare nazionalista italiana, che obbediva agli ordini di Roma.

La massoneria nazionalista italiana irregolare appoggiava perciò anche un nuovo irredentismo violento che aveva lo scopo illegale di destabilizzare il Free Territory of Trieste e consegnarlo all’Italia con un’insurrezione guidata da gruppi nazionalisti e neofascisti organizzati, finanziati ed armati dai servizi segreti italiani.

Nel 1954 gli Stati Uniti ed il Regno Unito, che avevano fornito in forma militare il primo governo provvisorio dell’attuale Free Territory of Trieste, ne delegarono la difesa militare alla NATO e l’amministrazione civile provvisoria al Governo italiano. Non allo Stato italiano, perché si sarebbe creato un conflitto di sovranità.

Ma il cambio di amministrazione provvisoria divenne il pretesto per sciogliere illegalmente le obbedienze massoniche del Free Territory of Trieste ed assobirne i membri nelle logge italiane locali, impregnate di nazionalismo razzista al punto da rifiutare un influente massone sloveno, attivo nell’intelligence angloamericana, che venne perciò esiliato nella loggia coperta P2.

La restaurazione illegale della massoneria nazionalista italiana a Trieste ha avuto un doppio effetto rovinoso, perché ha emarginato l’impegno etico-filosofico ed ha rinforzato la funzione illegale di controllo politico trasversale sull’economia, sui partiti e su parte della magistratura attraverso reti di affari e favori.

Queste reti sono antimassoniche, ma privilegiando i loro membri a danno ingiusto del lavoro, dei beni e delle imprese di semplici cittadini, hanno alimentato a Trieste forti rancori non solo contro i responsabili, ma anche verso tutta la Libera Muratoria.

La massoneria nazionalista italiana che ha occupato Trieste dal 1954 non le ha nemmeno saputo fornire dirigenti capaci, ed ha nascosto e paralizzato per decenni i diritti del Free Territory, lasciando affondare nel degrado la città, il porto franco, i cittadini, le famiglie e le imprese (LINK).

Non sono officine massoniche quelle che invece di costruire, conservare e sviluppare con equilibrio l’edificio morale ed economico della comunità lo mandano in rovina per loro fanatismo e lucro, incrementando la miseria e favorendo il governo degli incapaci, degli imbecilli e dei disonesti.

Nessuno ha saputo sinora invertire questa situazione locale di degrado massonico e civile, benché la sua evidenza pubblica e le sue coperture siano le stesse della favola del re nudo, che tutti possono vedere ma nessuno trova il coraggio di contestare.

Tranne noi, che ne abbiamo già scritto nel 2012 (LINK) perché l’influenza massonica rimane e rimarrà, nel bene e nel male, piaccia o no, importante nella società civile, ed è dunque necessario discuterne pubblicamente, anche se non è facile per tutti, e sgradito a molti.

Ne abbiamo infatti ricevuto sia consensi autorevoli da chi pratica od apprezza i valori umanistici universali della Massoneria, sia insulti e ritorsioni da coloro che la riducono a consorterìa ideologica nazionalista e di malaffari.

A questo proposito avevamo anche citato il “Codice della vita italiana” di Giuseppe Prezzolini: «Non è vero che l’Italia sia un paese disorganizzato. Bisogna intendersi: qui la forma di organizzazione è la camorra. Il Partito come la religione, la vita comunale come la economica prendono inevitabilmente questo aspetto. Non manca disciplina ma è la disciplina propria della camorra, l’ultra disciplina che va dal fas alnefas

Prezzolini l’aveva scritto nel 1919. Noi lo scriviamo nel Solstizio d’inverno del 2015. È dunque ora che si incominci a distinguere anche a Trieste, senza pregiudizi né rancori inutili ma con serietà e fermezza, quale debba essere la Libera Muratorìa vera e legittima nella giurisdizione del Free Territory, e cosa sia invece abuso o camorra da demolire.

© 22 dicembre 2015

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