La Voce di Trieste

SOPA – Stop Online Piracy Act: quando il rimedio è peggio del male

di Zeno Saracino

Forse per diretta conseguenza del traumatico naufragio del traslatlantico Costa Concordia, in Italia il provvedimento Sopa sta passando inosservato se non per qualche sporadico blog internazionalista.

Sopa, acronimo di Stop Online Piracy Act, è un provvedimento statunitense che lascia ampia carta bianca ai titolari di copyright e della giurisdizione americana nell’oscurare e bloccare i siti ritenuti colpevoli di pirateria. Principali sostenitori la compatta falange delle industrie farmaceutiche, cinematografiche e musicali, che lo definiscono come unico reale provvedimento capace di fermare la pirateria, che stimano causi migliaia di licenziamenti in America ogni anno.

Di fatto Sopa è uno dei tanti casi in cui la cura si rivelerebbe peggio della malattia, estirpando non tanto il male della pirateria, quanto il corpo stesso che lo ospita, Internet. La pressoché totale libertà concessa al dipartimento di Giustizia renderebbe facile imbavagliare non solo la pirateria, ma gli stessi siti e articoli ritenuti lesivi dell’immagine delle case farmaceutiche, del cinema e della musica.

Verrebbero colpiti al cuore sistemi come blog, social network e il più delle volte i siti creati dagli stessi utenti, spesso inconsapevoli di violare il copyright nell’ansia di condividere “roba buona” e discutere dei prodotti che apprezzano. Esiste un’ampia zona di grigio, di fan fiction, fan art e in generale di cittadini che pubblicizzano e recensiscono prodotti coperti da copyright il più delle volte seguendo il semplice istinto di parlare di quanto piace, al di fuori degli stretti vincoli dei media ufficiali come giornali o testate online.

Ancor più grave: Sopa se approvato vieterebbe  proxy e strumenti per l’anonimato che pur essendo  fra i principali mezzi dei pirati per sottrarsi alle indagini giudiziarie, sono al contempo prezioso supporto per i politici dissidenti e per gli attivisti dei diritti umani.

A Trieste il Piccolo vi ha dedicato un articolo dettagliato, ma piuttosto confuso, che descrive con dovizia di particolari i principali oppositori (WordPress, Wikipedia, Google, tanto per citarne alcuni) trascinando tuttavia la seconda metà dell’articolo in un’inconcludente quanto fuori luogo divagazione sul futuro di Yahoo.

All’interno dell’articolo si afferma inoltre che Sopa vieterà lo streaming digitale, il che è ovviamente falso: le conseguenze della legge se approvata, risulteranno ben più devastanti, andando di fatto a restaurare il copyright com’era conosciuto nell’era pre-digitale.

Ma la pirateria incide davvero sulle vendite? Buffa domanda: considerando studi oggettivi e scientifici il più delle volte le favorisce.

Nel settore della letteratura, dove è ormai imminente la diffusione dei libri digitali, gli scrittori che mettono gratis le proprie opere su Internet godono di un notevole aumento nella vendita dei libri cartacei. Recentemente Neil Gailman ha gratuitamente messo a disposizione il proprio libro, Urban Gods. Le vendite dei libri cartacei sono salite del 40%. Cory Doctorow dal 2004 pubblica gratuitamente su Internet le proprie opere e le vendite effettive, sia in formato elettronico che cartaceo, aumentano a ritmo esponenziale.

Nel campo cinematografico e musicale, politiche di prezzi abbordabili hanno dimostrato tabelle alla mano come i clienti preferiscano comprare legalmente che piratare la merce. E non a caso una delle maggiori richieste dei fan nel caso di produzioni amatoriali su You tube, spesso di ottimo livello qualitativo, è un’edizione in dvd. A riprova di come in fondo il cliente medio sia un utente onesto, entusiasta di pagare quanto gli piace.

Le future generazioni dimenticheranno dunque il concetto di copyright, che sparirà a favore di una produzione libera e accessibile, dove viene premiato il merito personale, e non lo sforzo pubblicitario della multinazionale. Le uniche sconfitte risulteranno infatti le industrie cinematografiche e musicali, ancora restie ad adeguarsi ai cambiamenti, e composte per lo più da dirigenti che fanno un vanto della loro ignoranza digitale.

 

Zeno Saracino

© 23 gennaio 2012

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