La Voce di Trieste

La forza di cambiare con un sorriso

di

Riflettere su cosa è diventata la società

«Migliaia di candele possono essere accese da una singola candela, e la vita di questa non sarà abbreviata. La felicità non diminuisce mai quando è condivisa» (Buddha). Ed è da qui che voglio iniziare, escludendo volutamente un argomento: la crisi economica.

Passeggia per la strada con un’espressione seria, un po’ rattristita e  magari lievemente arrabbiata. Nessuno ti noterà. Rientri nella norma. Non crea stupore ne disagio. Va quasi bene. Indossa un sorriso smagliante, comunica un profondo “sono felice” e scatenerai le più insolite reazioni che si possano immaginare. Si ha quasi una sorta di pudore nell’affermare “Sto bene, sono felice”. A volte proprio pur sentendolo, non si riesce a comunicarlo. Stoni nella società! Ma di cosa si tratta? Abitudine? Prodotto di una manipolazione? Una scelta o un problema della società? Non che i “felici” non abbiano problemi, eppure sembra che sia comodo vivere da “bruti”.

Dante diceva «fatti non foste per viver come bruti … ma per seguire virtù e conoscenza». Le macchine tecnologiche (e non) ci hanno sgravato dalla fatica fisica, hanno ridotto i tempi nella maggior parte dei lavori. Il tempo e l’energia guadagnati si presumeva dovessero essere impiegati nell’accrescere la propria vera ricchezza, i rapporti sociali e familiari, la conoscenza scientifica e spirituale, l’arte, la creatività, la bellezza. Ed invece cosa ne abbiamo fatto? Abbiamo, come umanità, usato la tecnologia per uccidere meglio, depredare meglio, sottomettere meglio, controllare, distruggere, uccidere il tempo faticosamente guadagnato.

Siamo diventati noi stessi macchine? Esseri alienati che non si rendono conto di essersi svuotati di ogni ricchezza emotiva, spirituale, sentimentale, intellettiva? Stiamo tornando ad essere come bruti?

È tempo di riflettere sul senso di questa società. E che nessuno venga a dire che è impossibile. Tutto può essere cambiato, ma la condizione necessaria è volerlo veramente. Crederci veramente. Un primo passo potrebbe essere soffermarsi su ciò che si ha, e non quello che non si ha, e su ciò che si è! Essere più che avere! Questo porterà su più volti un nuovo sorriso che potrebbe essere la forza di un grande inizio, specie se condivisa.

© 23 gennaio 2012

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