La Voce di Trieste

Musica, un linguaggio che va oltre

di

L’importanza delle sette note per ognuno di noi

Musica. Il suo nome ha origine da quello delle Muse, le dee che presiedevano alle arti umane: essa è per eccellenza il dono delle Muse ai mortali. La musica è una delle forme di armonia, quindi non può che unire gli animi disarmonici per scelte opinabili. La musica può affondare nelle parti più profonde e intime del nostro essere, là dove sensazione, emozione, idea, pensiero ricercano la strada per emergere. Da sempre la musica ha un’importanza fondamentale, non a caso un “canto nuovo” nella Scrittura è sinonimo di paradiso,

Se pensiamo che Novalis aveva scritto che «l’intera natura è una grande arpa eolia, i cui tasti sono dentro di noi», mentre Schopenhauer affermava che «la musica è la melodia, il testo della quale è il mondo», entriamo nel profondo del suo significato.

La musica ci offre il suo aiuto. Non a caso è usata anche in musicoterapia con ottimi risultati. Schumann diceva che l’artista ha il dovere di «mandar luce nel profondo del cuore umano».
Il tutto può essere comunicato con le parole, ma si perde la fragranza: in effetti il “linguaggio musicale” tradotto in parole disperde qualcosa di sé. Ecco quindi che la musica è la strada maestra per il viaggio nelle emozioni, negli affetti e nell’immaginazione. A questo proposito Leopardi nello Zibaldone assimila suoni e odori nel risveglio dell’immaginazione.

Ma com’è possibile che quest’arte venga così sminuita in Italia? Riflettiamo su come la musica viene considerata negli altri paesi a livello di educazione , a livello di diffusione e presenza nella vita culturale dei popoli, e come viene considerata nel “paese della musica”, l’Italia.

La musica è l’unica realtà che talora sopravvive in soggetti che hanno perso completamente la memoria: in quell’agonia senza fine, capacità e memoria musicali rimangono intatte e permettono al paziente di essere ancora presente al mondo. Lo stesso accade in molti casi di afasia, di parkinsonismo, di depressione. A conferma, potremmo dire, del fatto che, al di là di ogni contingenza negativa, la musica resta incardinata nella struttura profonda della nostra psiche.

In Musicofilia, il libro del neurologo Oliver Sacks, emerge che la sua funzione è di reintegrare ciò che è diviso, di trasformare i dolori in racconto, di garantire il sentimento dell’unità e della continuità di sé. Un esempio interessante lo porta una paziente di Sacks quando dice: «Immaginando la musica, era come ricordarmi all’improvviso di me stessa, della mia melodia vitale». La musica è un flusso articolato ed è a questo che probabilmente pensava Novalis quando scriveva che «ogni malattia è un problema musicale; ogni cura è una soluzione musicale».

Il campo delle sinestesie a sua volta mostra come la musica si apra a connessioni con fenomeni visivi («il sol diesis è azzurro») o gustativi («la terza minore è salata»). Hoffmann descrisse Kreisler come «il piccolo uomo con un pastrano color do diesis minore e un colletto color mi maggiore».

In Italia però emerge un grido d’allarme che da anni i più grandi musicisti italiani (che per lo più lavorano all’estero perché qui non trovano ingaggi decorosi) lanciano per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sul degrado culturale musicale italiano.

© 20 ottobre 2011

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