La Voce di Trieste

Wikipedia, la rete e la libertà d’informazione

di

Osservatorio – diritti umani

Chi accede in questi primi giorni d’ottobre alla sezione italiana della preziosa enciclopedia libera in rete Wikipedia ne può trovare le pagine oscurate da un forte messaggio di preoccupazione e protesta (leggi qui) contro il comma 29 del disegno di legge cosiddetto sulle intercettazioni, o legge-bavaglio, che è in discussione al Parlamento italiano su proposta del governo Berlusconi.

È ben vero che si tratta di un atto legislativo con cui quel governo impresentabile e fallimentare tenta di imbavagliare l’informazione su carta, via etere ed in rete per impedirgli di pubblicare le prove giudiziarie degli scandali e delle corruzioni abnormi che lo stanno travolgendo nel crescendo della giusta indignazione dei cittadini.

Ma il comma 29 è cosa del tutto diversa perché costituisce, all’esatto contrario, uno strumento di garanzia dell’informazione atteso da tempo. Ed inserito furbescamente nel disegno di legge proprio per dargli un’aura fasulla di ragionevolezza e legittimità.

La norma trasferirebbe infatti alle notizie pubblicate in rete il diritto di rettifica previsto dalla legge generale sulla stampa: chiunque si ritenga offeso da informazioni pubblicate che lo riguardano ha diritto ad avere pubblicata tempestivamente e con pari evidenza una propria risposta o rettifica entro dimensioni prefissate (art. 8 della legge sulla stampa).

Si tratta di un diritto umano costitutivo della stessa libertà d’informazione, che come tale in democrazia può e deve essere garantita a tutti anche attraverso il diritto personale paritario di risposta pubblica tempestiva. Senza dover attendere i tempi comunque più lunghi di un giudizio civile o penale che lo renderebbero ovviamente inefficace.

In concreto: se vengono pubblicate notizie che ritieni ingiustamente lesive della tua reputazione devi avere il diritto di difenderti subito di fronte ai lettori, ed i lettori hanno il diritto di poter sentire subito anche la tua voce senza censure. E non riconoscere questo diritto significa instaurare non la libertà, ma la dittatura dell’informazione da parte di chi dispone di organi di stampa. In violazione radicale dei principi fondanti del diritto e della democrazia partecipativa.

Ed è proprio quello che sta accadendo con lo sviluppo della rete, sinché le testate giornalistiche, i blog ed i siti in genere non vengono obbligati per legge a pubblicare le risposte e rettifiche come la stampa cartacea. Un vuoto legislativo che ha conseguenze effettive o potenziali devastanti in termini di disinformazione ed irresponsabilità, dato che si tratta di organi d’informazione a tutti gli effetti, ma con diffusione enormemente superiore, addirittura globale, e permanente.

Anche in rete inoltre la pubblicazione obbligatoria e doverosa di brevi risposte o rettifiche non può recare all’organo d’informazione alcun danno, ma anzi ne testimonia la correttezza etica e professionale anche verso i lettori, aumentandone potenzialmente l’interesse e la stima. Ed ognuno deve assumersi la responsabilità, nel bene e nel male, degli scritti che pubblica su qualsiasi supporto tecnico.

Noi giornalisti, tutti gli operatori anche non professionali dell’informazione ed i lettori dovremmo essere dunque i primi a difendere compatti la libertà di stampa garantendo a tutti il diritto di risposta o rettifica al pubblicato. Così come ad opporci alle note infamie del disegno di legge sulle intercettazioni, dal quale occorre anzi chiedere che la norma  venga escorporata in un provvedimento legislativo autonomo per evitare ulteriori confusioni e commistioni politiche equivoche.

Invitando cordialmente anche tutti i colleghi e collaboratori della sezione italiana di Wikipedia a riesaminare la loro posizione.

 

Paolo G. Parovel

© 6 ottobre 2011

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