La Voce di Trieste

AGCOM: la libertà della Rete è di nuovo sotto attacco?

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Secondo voci ormai certe, l’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) darà seguito al provvedimento contenuto nell’allegato B della delibera 668-10-CONS, sulla tutela della proprietà intellettuale in rete (che potete leggere qui) entro il 6 luglio. Un’improvvisa accelarazione di una discussione originariamente prevista appena per il prossimo autunno, nonostante fossero tante le perplessità emerse nella fase di consultazione pubblica.

Lo stesso relatore Nicola D’Angelo, fortemente critico in particolare sulla parte riguardante la chiusura amministrativa dei siti, è stato rimosso senza chiarimenti dal presidente dell’Autority Corrado Calabrò. La delibera infatti afferma che, qualora un titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo ravvisasse una violazione di copyright su un sito (senza distinzione alcuna tra portali, banche dati, siti privati, blog, ecc.) potrebbe chiederne la rimozione. Ma, «se la richiesta apparisse fondata», il gestore del sito avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere alla richiesta. Se ciò non avvenisse, il richiedente potrebbe rivolgersi all’Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l’avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. In caso di esito negativo, l’Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti.
Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia». L’Autorità Garante sembra quindi intenzionata ad auto-attribuirsi persino il potere di rendere inaccessibili contenuti pubblicati da soggetti stranieri in conformità a leggi diverse da quella italiana. Potrebbe quindi accadere che agli utenti italiani venga preclusa la possibilità di accedere ad ad esempio al contenuto pubblicato da un cittadino tunisino su un server egiziano. In questo modo è ovvio che l’Italia in breve tempo rimarrà isolata dal resto del mondo.
Quello che desta più perplessità è proprio il fatto che un’autorità amministrativa a nomina politica possa costringere un Internet Service Provider ad inibire l’accesso ad un IP, e non soltanto quindi al singolo contenuto, con un procedimento sommario che non prevede l’intervento di un giudice.
Per rendersi pienamente conto dell’assurdità del provvedimento, basta pensare che la normativa sul diritto d’autore non è per nulla chiara e definita, per cui non sarebbe sempre facile determinare chi abbia ragione e l’AGCOM pretenderebbe oltretutto di farcela entro 5 giorni!
Noi saremo quindi l’unico paese che delega la materia della regolazione, oltreché della vigilanza, ad un’autorità amministrativa. Negli altri paesi sono stati i parlamenti a discutere, si è intervenuti con lo strumento legislativo. E in generale ci si è mossi tenendo come modello due modalità d’intervento: o la via legislativa o l’autoregolamentazione dei soggetti coinvolti. Ed il tutto accade proprio mentre invece l’Olanda è diventato il primo Paese in Europa a regolamentare per legge la neutralità di Internet che impedirà ai fornitori di accesso alla Rete di far pagare o bloccare l’utilizzo di applicazioni di telefonia via Internet come Skype. In sostanza chiunque potrà avere accesso a tutti i contenuti sulla Rete senza passare per l’intermediazione degli operatori o dei fornitori di accesso.
A tutti gli effetti, di leggi in Italia che tutelano i detentori dei diritti ce ne sono già, e che permettono al detentore dei diritti che riscontrasse una violazione di rivolgersi alle autorità giudiziarie le quali possono disporre il blocco dei singoli contenuti che violassero la normativa (come avviene appunto con i giochi d’azzardo illegali o la pedopornografia.
Questo è uno di quei casi in cui il termine censura non è messo lì per sbaglio: il nuovo provvedimento introduce sanzioni sproporzionate e – secondo molti giuristi – anticostituzionali, una vera arma minatoria nelle mani di chi già domina il settore audivisivo. Chi vorrebbe rischiare l’oscuramento totale e le conseguenti perdite economiche, per sostenere la pubblicazione, magari pure legittima, di un dato contenuto? In Italia, priva nel suo Codice di un istituto giuridico come il danno punitivo, questa evenienza non sarà più così remota: chi chiederà la rimozione non rischierà nulla anche qualora la sua richiesta risultasse palesemente infondata e vessatoria.
Se volessimo dare una lettura sul “perchè” di questo provvedimento, basterebbe solo pensare al fatto che la nomina dei membri di AGCOM è attualmente “orientabile” da chi controlla una delle principali aziende produttrici di contenuti multimediali, quindi una realtà direttamente interessata a tale provvedimento; azienda che in passato ha già ripetutamente cercato lo scontro diretto con Youtube e Yahoo.
Ha dato poi da pensare a molti il fatto che l’approvazione di un simile provvedimento abbia subito un’improvvisa accelerazione proprio dopo le difficoltà dell’attuale maggioranza alle ultime tornate elettorali, in cui l’influenza della Rete è diventata decisiva. Verrebbe il sospetto che alcuni “poteri forti” stiano cercando di ridimensionarne l’impatto sulla formazione di un’opinione pubblica alternativa, proprio subito dopo la prima occasione in cui la Rete ha dato un contributo determinante alla vita democratica italiana.
A nostro avviso una norma civile dovrebbe approfondire i concetti espressi proprio da Nicola d’Angelo in un’intervista a Il Sole 24 Ore, in cui ha affermato che è necessario rivedere integralmente l’assetto normativo del diritto d’autore, innanzitutto perché concepito in un’epoca in cui il digitale non esisteva. “Poi bisogna pensare a forme di offerta per musica e video che favoriscano un uso legale dei contenuti perché sia chiara una cosa: che non passi il concetto che io sono a favore dell’illegalità su internet. Iniziamo però a parlare, per esempio, di forme di licenze condivise e aperte“.
Potete seguiregli ultimi aggiornamenti sulla mobilitazione su http://www.agoradigitale.org/nocensura

© 27 giugno 2011

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